05.08.08

Delitto e castigo in salsa melò, un videogame incompreso

Pubblicato su GTA IV, Videogames tagged , a 5:00 pm di Marco

Pubblicato da Massi

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L’ultimo «Grand Theft Auto», quarto episodio della saga criminale Rockstar appena uscito, fa discutere l’America. Hillary Clinton inorridisce ma Stephen King attacca il supermarket delle armi vere e lo difende
Federico Ercole
Il sole tramonta sull’oceano che bagna i lidi di Liberty City, le sue acque diventano più scure e poi si fanno nere, mentre con il joypad muoviamo Nico Bellic, immigrato dell’Est Europa con un passato traumatico da soldato e criminale, arrivato in questa città, che è la mimesi elettronica di New York, sognando una vita diversa, un oblio che cancelli i ricordi di sangue e ingiustizia. Nico non è solo ma c’è una donna che lo accompagna, conversando con lui. È un primo appuntamento d’amore che poi continua con una partita a bowling e finisce con una lenta corsa in macchina per le strade della città immersa nella notte, mentre all’autoradio suona Let’s get lost di Chet Baker. Quando si arriva nei pressi dell’ appartamento della donna possiamo decidere se «provarci» o no, ma, riflette il videogiocatore ormai intenerito da tramonto e chiacchiere, forse è meglio salutarla solo con un bacio. Così torniamo felici nella nostra scialba abitazione piena di scarafaggi, sognando il prossimo appuntamento, perché lei ci ha confessato un dolce interesse.
Stiamo giocando al nuovo Grand Theft Auto per xbox 360 e ps3, il quarto episodio della saga criminale Rockstar, uscito il 29 aprile in contemporanea mondiale, accompagnato dagli allarmi dei sociologi, dei tg e delle associazioni dei genitori che da sempre considerano (ingiustamente e con ottusità) i giochi della software house americana meri contenitori di violenza inammissibile e pornografia spicciola. Eppure questo episodio contiene molti momenti di contemplazione pacifica, di passeggiate virtuali indimenticabili, di viaggi in taxi che diventano straordinari piani sequenza per le strade della città mentre oltre il finestrino piove a dirotto oppure ogni superficie emana calore.
Ovviamente fischieranno centinaia di pallottole di ogni calibro, ci inseguiranno orde di volanti con le sirene assordanti; ci saranno esecuzioni sanguinolente, tradimenti, omicidi selvaggi, massacri di gangster e investimenti casuali di pedoni distratti mentre veniamo braccati da mafiosi strafatti di coca. D’altronde siamo i protagonisti di un romanzo criminale.
E non si tratta delle pagine sgualcite di un libraccio pulp, neppure di quelle di un noir hardboiled. Questa volta l’epopea nera di Sam e Dan Hauser possiede la potenza drammatica di una saga di Mario Puzo, ma anche una profondità di speculazione dostoevskijana nell’affondare dentro l’abisso dei sensi di colpa del protagonista, nella sua sofferente ricerca di redenzione inevitabilmente frustrata. Il videogame Rockstar intrattiene un costante e mai superficiale rapporto dialettico con la nostra coscienza, è un gioco sull’etica, sul delitto e sul castigo, sugli umiliati e gli offesi e sulla futilità del potere. Sul sogno americano che si trasforma in un incubo.
Gta IV non è solo il gioco d’azione più bello dai tempi di Resident Evil 4 e Metal Gear Solid 3, è anche il «film noir» più radicale dopo Collateral nel raccontarci una città che vive degli spostamenti fluviali dei suoi cittadini e del profilo cangiante delle sue architetture, sottomesse allo scorrere del tempo numerico e degli elementi.
Non è un gioco per bambini, e non solo per la violenza, il sesso, l’alcol e le droghe ma per la complessità del suo intreccio che tuttavia è realizzato ludicamente e tecnicamente in maniera impressionante, tanto da raggiungere i livelli di eccellenza di Zelda Ocarina of Time.
Ma la censura si ferma sempre in superficie e il divieto ai 18 anni impedirà a molti adolescenti di vivere questo melodramma elettronico, odiato anche da Hillary Clinton e da molti altri politici che, come ha scritto Stephen King in un recente articolo in difesa dei videogiochi, «trattano la cultura popolare come un capro espiatorio». King aggiunge poi che in questo modo i legislatori si permettono di ignorare problemi più gravi e letali. Come quello della facilità con cui si trova una pistola in America. Ad esempio, quella usata da Cho Seung-Hui (l’assassino della Virginia Tech), un fan del videogioco Counter-Strike. «Cho ha usato una 9mm semiautomatica in una strage che ha causato la morte di 32 persone - conclude lo scrittore americano - Se fosse rimasto a casa con solo una pistola da videogioco non sarebbe nemmeno riuscito a sparare a se stesso».

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