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One Piece: Unlimited Adventure

Posted by: Marco on: Mercoledì, Luglio 2, 2008

Pubblicato ad Massi

Europa: territorio ostile per i pirati

L’opera di Eichiro Oda di cui questo gioco trae ispirazione (ponendosi quale spin-off, o ipotetico “filler” dopo gli episodi che hanno visto Franky unirsi alla ciurma di Rufy cappello di paglia) è tutt’oggi uno dei più fortunati anime-manga mai prodotti nella terra del sol levante: è infatti notizia risaputa che da poche settimane la versione cartacea di One Piece ha raggiunto il ragguardevole traguardo di 10 anni di pubblicazione, con ben oltre 500 capitoli suddisivi in una sessantina di volumi.
E’ quindi impensabile non aspettarsi qualche trasposizione videoludica di un’opera così maestosa. Sono già numerosi i videogiochi pubblicati od in via di pubblicazione su PS2 e su Wii, tutti caratterizzati dall’estrema difficoltà di riuscire a sbarcare nei negozi Europei, e One Piece Unlimited Adventure è l’ennesimo titolo a pagare questo inspiegabile dazio.
Mentre vi presentiamo questa recensione della versione USA di Unlimited Adventure, purtroppo non è ancora stata rilasciata una data europea del gioco ispirato alle gesta di Rufy e della sua ciurma di pirati: per questo motivo state pur comodi, e rassegnatevi a dover ricorrere al mercato d’importazione per l’ennesima volta.

Un’isola misteriosa, una sfera magica, nemici a volontà

La nostra avventura comincia quando, dopo gli eventi di Water Seven, Rufy pesca dal mare una strana sfera di cristallo, la quale sembra legata all’improvvisa e turbolenta comparsa di una misteriosa isola proprio davanti alla nave della ciurma. A causa del cataclisma, il veliero viene sbalzato nel cielo e la compagnia dispersa sull’isola. Inizialmente avremo solo il controllo di Rufy, che atterrato incolume sulla spiaggia raccoglierà (o per meglio dire, ammasserà) il materiale necessario a formare un campo base. Dopo una corposa cut-scene iniziale potremo quindi cominciare l’esplorazione della misteriosa isola, e con essa la ricerca dei rimanenti sette membri della ciurma e la risoluzione del mistero che si cela dietro alla sfera di cristallo.
Tuttavia l’impresa non risulterà facile: farà infatti subito la sua comparsa una misteriosa creatura dal buffo aspetto, che ad ogni incontro risveglierà in ogni pirata dei ricordi, fornendo quindi un pretesto per introdurre i passi più importanti, emozionanti ed epici delle avventure vissute nel manga.
La struttura di gioco è quella classica degli adventure game, ed intervalla a lunghe fasi di esplorazione dei brevi combattimenti, fino al raggiungimento di un “traguardo” chiamato “evento”. Gli eventi in questione, molteplici e sparsi per la mappa del gioco, sono presenti in grandi quantità e offrono, soddisfando le richieste che di volta in volta ci verranno imposte, la possibilità di aprire strade verso nuovi orizzonti o di incontrare dei boss, estrapolati direttamente fra i peggiori (nel senso buono) antagonisti della serie animata. Ovviamente non tutti gli eventi potranno essere completati nell’immediato, e questa caratteristica introduce la manna ma anche la dannazione di questo gioco: il backtracking.
Da un lato ripercorrere più volte le stesse strade in cerca di power up è il principale elemento concorrente alla formazione di una grande longevità del titolo, dovremo infatti esplorare in lungo ed in largo tutta l’isola alla ricerca di materiali da costruzione o gemme preziose necessari a completare determinati obiettivi, dall’altro è anche il maggior elemento di pesantezza: decisamente eccessivo, macchinoso, scoraggiante per chi non entra appieno nello spirito dell’avventura e per chi in generale non ne sopporta la presenza. A rendere piacevole la longevità del prodotto aiutano gli scontri occasionali, divertenti grazie al roster di otto personaggi a nostra disposizione e alla semplice ma efficace meccanica di combattimento.
I personaggi e la trama sembrano inoltre bene amalgamati fra loro rendendo la situazione naturale, a tratti familiare, a tutti coloro che seguono con attenzione il manga di Eichiro Oda. Divertenti cut-scene introducono perfettamente lo spirito e la personalità di ogni pirata e la storia che fa da sfondo a One Piece: Unlimited Adventure riesce nell’intento di guidare il giocatore fino alla fine dell’avventura, seppur questa non spicchi certo per originalità o tensione. Le maggiori emozioni sono suscitate infatti dai flashback/scontri contro i boss, che ci permetteranno di rivivere gli attimi di climax assoluto presenti nell’originale opera cartacea, come l’epico scontro fra Mihawk e Zoro, o fra God Ener e Rufy.
Una volta sconfitti potremo inoltre adoperarli in una sfiziosa modalità Versus in single player oppure a due giocatori, in cui possiamo comporre il nostro dream team e combattere contro un secondo gruppo, guidato dalla CPU oppure da un nostro amico.

Battle System a colpi di Wiimote? No, stavolta no.

L’uso del wiimote non rivoluziona il genere, ne introduce particolari elementi di novità; si limità in questo caso all’aggiunta di una banale componente motoria in alcune mosse a disposizione dei vari personaggi.
Ciò su cui punta il sistema di combattimento è la semplicità e la spettacolarità, unita ad un sistema di crescita dei personaggi preso in prestito dai RPG. Inizialmente, infatti, i nostri pirati avranno a disposizione solamente un paio di colpi che con il tempo e con il continuo uso potranno salire di livello dando così accesso ad altre mosse sempre più potenti, fino a sbloccare delle vere e proprie “finishing moves” devastanti, per un totale di una decina di tecniche a disposizione per ogni singolo pirata. Per accedere ai diversi colpi si utilizzerà principalmente il pulsante A, abbinato di volta in volta alla pressione del pulsante B, adibito al salto, e del pulsante C, adibito allo scatto. Ogni personaggio ha inoltre a disposizione una mossa riattivabile dopo un determinato lasso di tempo dall’ultimo uso, che si innesca semplicemente con uno scossone abbastanza energico del Wiimote.
Il sistema fondamentalmente funziona e può portare a lanciarci per intere ore in mischie forsennate al solo scopo di far evolvere i protagonisti, tuttavia questo modo di procedere può far emergere troppo precocemente quanto, tuttosommato, limitato sia il set di mosse a disposizione, mettendo a serio repentaglio la durata dell’interesse per One Piece Unlimited Adventure. Meglio quindi dedicarsi sempre e comunque al completamento dell’avventura principale, lasciando che siano solamente gli scontri “necessari” (comunque moltissimi) a far guadagnare esperienza ai nostri pirati.
La speranza è che questa pecca venga risolta brillantemente nei seguiti già annunciati di questo titolo.

Un equipaggiamento dall’uso “alternativo”

Le peculiarità del Wiimote vengono ancora adoperate, per la maggior parte e con maggior efficacia, nelle sezioni di esplorazione, sottoforma di un ridotto numero di minigiochi contestuali pensati ad hoc.
Spesso saremo chiamati ad abbattere le rocce che ostacolano il nostro cammino, o a dissotterrare tesori nascosti localizzabili attraverso alcune mappe sparse per l’isola, tutto a colpi di piccone; dovremo quindi mimare delle mosse basilari, rispettivamente da destra a sinistra, dall’alto al basso e viceversa. Di utilizzo pressochè simile è il retino, fondamentale per acchiappare gli insetti necessari per costruire veleni, armi, o polveri curative.
Decisamente meno riuscito invece è l’impiego del Wiimote nelle sezioni di pesca, fortunatamente abbastanza facoltative rispetto agli altri esempi sopracitati: il tutto risulta macchinoso, sia nel lancio dell’amo che nel controllo che bisogna esercitare sulla canna per riuscire a governare i pesci più ostici.
La rosa di quest facoltative conta, inoltre, alcuni eventi segreti che, una volta attivati, si esauriscono con un combattimento contro uno dei personaggi presenti nell’anime, e premiano il giocatore con potenziamenti (di dubbia utilità) di alcuni oggetti a nostra disposizione.


Che bel panorama!

Uno dei punti cardine su cui fa affidamento One Piece: Unlimited Adventure è, a differenza della maggior parte dei titoli per Wii, proprio il comparto tecnico. Seppur questo non sia assolutamente insufficiente, ne particolarmente virtuoso, raggiunge l’obbiettivo di rendere godibile l’avventura lungo tutto il suo dipanarsi, presentando costantemente nuovi scenari, nuovi panorami, nuove terre da esplorare, nuovi orizzonti, tutti estremamente vari, enormi, originali e in grado in più di un occasione rapirci per alcuni minuti, lasciandoci intenti ad ammirarne tutta la magnificenza: in perfetta sintonia con la cratività che contraddistinguerebbe una qualsiasi puntata dell’anime.
I personaggi sono realizzati con estrema cura e con un discreto stile, sia nei modelli poligonali, che nelle animazioni, che nel vestiario (diverso da quello dell’anime ed appositamente ridisegnato per offrire un look più accattivante ai nostri pirati), che nelle mosse da combattimento, alcune delle quali riescono anche a stupire con azzeccati e piacevoli effetti di luce.
Anche la palette dei colori utilizzati è brillante esattamente come nel cartone animato, con interessanti contrasti nati dall’uso di ombre bluastre e violacee che specie nella realizzazione dei modelli dei vari personaggi riescono raggiungere uno spessore artistico decisamente unico.
La realizzazione tecnica non è però priva di difetti, o per meglio dire, ingenuità: sono presenti cali di frame rate, alcune scalettature nei contorni degli oggetti ed in generale un look generale, a volte, troppo impastato, rendendo l’impatto visivo comunque piacevole ma caratterizzato da vistosi pixel miscelati quasi casualmente fra loro.
Inoltre in alcuni casi le ambientazioni, concepite visibilmente con l’obiettivo di impressionare il giocatore grazie alla loro vastità e ad elementi colossali quali enormi rovine di antiche civilità, alberi gigantesi, baratri, o (come nel caso della prima spiaggia accessibile) scheletri di dinosauro grandi quanto intere montagne, a volte non raggiungono completamente il loro scopo a causa di una sciocca superficialità nell’attenzione per dettagli minori, la mancanza di piccole cose che potrebbero rendere ogni paesaggio meno artificiale e più vivo, credibile.
In conclusione però, si può notare un pregevole lavoro di realizzazione alle spalle di ogni stage, ed una cura del comparto tecnico sopra la media dei titoli per console Wii. Leggermente meno appagante è invece il comparto audio, che contrappone a degli ottimi doppiaggi dei temi anonimi, poco incisivi, che solo in un paio di occasioni riescono a spiccare per la loro grinta ed il loro spessore.

FONTE: everyeye.it

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