Il manifesto dei cyberlocker contro la pirateria secondo Rapidshare

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E’ innegabile: questo non è un buon momento per i cyberlocker. La chiusura di Megauploadha dato un importante scossone al business dei file hosting, sempre più associato alla pirateria online e al centro di battaglie legali e vere e proprie crociate, non ultima quella dellaMPAA. Ora Rapidshare, uno degli ultimi ad avere preso provvedimenti contro la pirateria, ha deciso di farsi portavoce dei cyberlocker ed ha pubblicato un manifesto che presenta le regole che tutti i servizi di file hosting dovrebbero seguire per tutelare il materiale protetto da copyright.

Quattro pagine, consultabili a questo indirizzo, che riassumono il credo di Rapidshare e forniscono consigli base come rendere i file privati di default o evitare di dare ricompense agli utenti sulla base del loro volume di download senza prima fare controlli approfonditi sulla tipologia di file condivisi. O, ancora, si consiglia di richiedere agli utenti, in fase di registrazione, un indirizzo di posta elettronica valido che sarà poi fornito ai detentori di copyright nel caso di una disputa legale.

Il manifesto affronta anche la delicata questione della chiusura degli account sospetti. Ogni utente può essere considerato colpevole fino a prova contraria e per chiudere un account, sostiene Rapidshare, non devono essere necessarie delle prove: è sufficiente che venga segnalato da più di un detentore di copyright. Spetterà poi all’utente, in caso di errore, dimostrare la propria innocenza. Continua a leggere

Germania: YouTube dovrà filtrare preventivamente i contenuti caricati dagli utenti

YouTubeGEMA

La Corte Regionale di Amburgo, in Germania, ha stabilito ieri che YouTube è da considerarsi parzialmente responsabile per il materiale protetto da copyright che gli utenti caricano e condividono ogni giorno ed ha imposto al noto portale di proprietà di Google di installare dei filtri che impediscano la pubblicazione di video musicali i cui diritti appartengono a GEMA, il gruppo che rappresenta oltre 60.000 tra compositori, autori ed etichette discografiche sparse per il mondo.

La disputa legale era iniziata nel maggio 2010 quando, dopo un anno di negoziazione, GEMA aveva portato YouTube in tribunale per 12 video musicali caricati illegalmente, senza cioè possederne i diritti. Ora, a quasi due anni di distanza, la Corte ha dato ragione a GEMA ed ha ordinato a YouTube di rimuovere sette di quei dodici video, oltre all’obbligo di installare dei filtri che dovrebbero impedire il futuro caricamente di materiale protetto da copyright, filtri che dovranno funzionare per parole chiave – come i nomi degli artisti o i titoli delle canzoni – ed essere in grado di identificare non solo il materiale inciso, ma anche delle versioni alternative come, ad esempio, i live.

Non è ancora ben chiaro se l’intenzione di YouTube sia quella di ricorrere in appello contro la sentenza o sottostare fin da subito alla decisione della Corte, ribadendo ancora una volta di non aver alcuna responsabilità per i contenuti caricati dagli utenti. Quello che è certo è che il portale rischierà, in futuro, multe fino a 250 mila euro per ogni brano caricato senza averne i diritti. Ne sapremo di più nel corso delle prossime settimane.

FONTE: DownloadBlog

Calyx Institute: un provider che protegge la privacy, anche contro il governo

Nicholas Merril, un imprenditore che lavora da anni nel campo degli ISP, sta studiando una rivoluzione che pur essendo in stato embrionale è già la causa di molti incubi all’FBI: un provider di telecomunicazioni il cui scopo primario è fare da scudo contro la sorveglianza, anche quella governativa.

Si chiama Calyx Institute, ed è un’entità no profit che darà il proprio network in gestione a fornitori di servizi for-profit. Una volta recuperati i fondi e le infrastrutture necessarie, Merril conta di poter offrire ai clienti statunitensi una connessione senza limite di dati a $20 al mese, probabilmente con un piano annuale. Il sito di Calyx cita questa linea guida: “Priorità alla privacy, anche al di sopra dei profitti”.

Il piano comprende l’acquisto di servizi di broadband 4G WiMAX con crittografia end-to-end ed un servizio di mail immagazzinato anch’esso in forma crittografata. Merril non dovrebbe avere problemi a creare una struttura simile, dato che il suo “supporto tecnico” è eccezionale: Calyx può contare sulla consulenza di Brian Snow, ex direttore tecnico dell’NSA, di Jacob Applebaum, esperto impegnato nel Tor Project e di altri esperti di grosso calibro. Continua a leggere

Megaupload: la Corte stabilisce che i dati devono essere conservati

MegauploadEFF

C’era molta attesa circa la decisione del giudice Liam O’Grady, chiamato ad esprimersi sulla sorte dei dati che oltre 66 milioni di utenti hanno caricato su Megaupload e che sono stati bloccati dopo la chiusura del cyberlocker. Il responso è arrivato e può essere riassunto così: i file devono essere conservati, ma spetta alle parti coinvolte stabilire il come e il dove. Lui non se l’è sentita di decidere ed ha proposto due possibilità: le parti possono incontrarsi e decidere in totale autonomia o possono rivolgersi ad un giudice esperto nelle discussioni finalizzate al raggiungimento di accordi.

E’ interessante, al di là della decisione finale che fa comunque contenti i tanti utenti ancora in attesa di recuperare i file, scoprire cosa è emerso nel corso dell’udienza. I legali che rappresentavano il governo degli Stati Uniti hanno preannunciato la possibilità di intentare una causa civile contro la Carpathia Hosting Inc., la società proprietaria dei server che stanno ospitando i dati e che ha recentemente denunciato di aver accumulato un debito di oltre 500 mila dollari.

Il motivo? L’azienda, lavorando con Megaupload, ha ottenuto entrate pari a circa 35 milioni di dollari e non è escluso che abbia qualche responsabilità nella violazione del copyright contestata al cyberlocker. Il Governo ha anche fatto sapere di non avere nessuna intenzione di correre in aiuto della Carpathia: perché dovrebbero essere le tasse pagate dei cittadini a saldare quel debito? Allo stesso tempo, però, si è opposto alla proposta di acquisto avanzata da Megaupload, sostenendo che l’azienda l’avrebbe fatto nel tentativo di provare la sua innocenza. Continua a leggere

Wupload e FileServe interrompono il servizio di file-sharing

Wupload

L’esser finito nella lista nera della MPAA sembra aver funzionato: Wupload ha seguito l’esempio di FileSonic e da qualche ora ha interrotto il servizio di file sharing diventando a tutti gli effetti un sito da cui soltanto chi ha caricato i file può scaricarli. Stessa mossa attuata nei giorni scorsi da FileServe che, dopo aver riabilitato il file sharing per poco più di un mese, è tornato indietro sui suoi passi ed ha nuovamente interrotto il servizio.

PutLocker, un altro dei cyberlocker definiti “disonesti” da Alfred Perry della Paramount Pictures, ha preferito seguire i passi di Mediafire e si è difeso pubblicamente: “meno del 2% dei file caricati sui nostri server sono illeciti e questo sta ad indicare quanto sia importante il servizio che facciamo per la comunità online. PutLocker prendere molto seriamente la protezione del copyright e nell’ultimo anno e mezzo ha eliminato centinaia di migliaia di file illegali e bloccato decine di account. Da sempre collaboriamo con chi detiene i diritti d’autore e con le forze dell’ordine, sia in casa che all’estero. In ogni altra industria una persona che fa affermazioni del genere potrebbe essere denunciata per diffamazione“. Continua a leggere

Altri cyberlocker nel mirino della MPAA: ora tocca a Fileserve, Mediafire, Wupload e Depositfile

RogueCyberlocker

Wupload, Depositfiles, Fileserve, Mediafire e PutLocker sono dei cyberlocker disonesti e per questo devono essere chiusi subito. Si può riassumere così il pensiero, nonché l’ultima missione, della Motion Picture Association of America (MPAA), sempre più intenzionata a sfruttare a proprio vantaggio il recente scossone del business dei file hosting.

Alfred Perry, Vice President of Worldwide Content Protection presso la Paramount Pictures – una delle sei major cinematografiche che compongono la MPAA – si è schierato pubblicamente contro i cinque servizi di file hosting sopra citati, presentandoli come “disonesti” in un grafico mostrato ai presenti della conferenza On Copyright tenuta a New York.

Il grafico lascia un po’ il tempo che trova – si limita a sottolineare che i cinque servizi ricevono 41 miliardi di visite ogni anno, cinque visite per ogni abitante del pianeta – ma può bastare per mettere in allerta quei milioni di utenti che utilizzano quotidianamente quei cyberlocker e temono che si possa ripetere quando accaduto con Megaupload. Continua a leggere

Megaupload: la Electronic Frontier Foundation continua la lotta per recuperare i dati perduti

MegauploadEFF

La chiusura di Megaupload da parte dell’FBI ha creato e sta creando non pochi problemi a tutti quegli utenti che utilizzavano il cyberlocker per conservare copie dei propri file. E pagavano per farlo. Uno di questi, Kyle Goodwin, ha deciso di lottare e tramite la Electronic Frontier Foundation (EFF) ha presentato un fascicolo in cui chiede, a suo nome a quello di tutti gli utenti che si trovano nella sua situazione, di poter accedere al proprio account e recuperare così i file.

Il caso di Goodwin riassume al meglio la situazione che si è venuta a creare: lui, cronista sportivo presso un liceo in Ohio e proprietario di OhioSportsNet, era un utente premium di Megaupload – aveva da poco rinnovato l’abbonamento biennale – ed utilizzava il servizio per effettuare copie di backup del suo hard disk, principalmente materiale di lavoro, incluso un documentario in fase di montaggio sulla squadra di calcio femminile di Strongsville. Il caso ha voluto che proprio in concomitanza con la chiusura di Megaupload l’hard disk dell’uomo si sia rotto e i file conservati siano andati perduti. E il backup fatto online è inaccessibile.

Il fascicolo dell’EFF va ad aggiungersi alla mozione d’urgenza presentata pochi giorni fa dalla Carpathia Hosting Inc., la società proprietaria dei server che stanno ospitando quei 25 petabyte di contenuti caricati da oltre 66 milioni di utenti, al costo di circa 9.000 dollari al giorno. La questione sarà discussa in tribunale il mese prossimo e non è da escludere che da qui a quella data l’Electronic Frontier Foundation presenterà altri casi simili a quello di Goodwin, sperando che il detto “l’unione fa la forza” funzioni anche in questo caso.

FONTE: DownloadBlog

Carpathia Hosting non può più permettersi di conservare i dati di Megaupload

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La Motion Picture Association of America (MPAA), ne parlavamo pochi giorni fa, vuole che i dati di Megaupload – ben 25 petabyte di contenuti caricati da oltre 66 milioni di utenti – vengano conservati indefinitamente. L’associazione, però, non ha fatto i conti con la Carpathia Hosting Inc., una delle due società proprietarie dei server che stanno ospitando tutto quel materiale al costo di circa 9.000 dollari al giorno: dalla chiusura di Megaupload, a gennaio, nessuno si è preoccupato di pagare gli oltre 1.100 server, accumulando così un debito da più di 500 mila dollari.

Ora, anche alla luce della richiesta della MPAA, Carpathia ha presentato una mozione d’urgenza alla corte federale della Virginia chiedendo di esprimersi sulla questione. Tre le possibilità proposte dall’azienda: saldare il debito accumulato e ripristinare i pagamenti futuri, trasferire altrove tutto il materiale o autorizzare le parti interessate ad accedere ai file per un breve periodo – utenti compresi, magari con una riapertura temporanea del sito – e successivamente permetterne la cancellazione definitiva.

La mozione dovrebbe essere discussa in tribunale il mese prossimo, quindi almeno fino a quel momento i dati degli utenti, legali o illegali che siano, resteranno al sicuro, mentre il debito nei confronti di Carpathia Hosting salirà ulteriormente e si avvicinerà sempre di più al milione di dollari.

FONTE: DownloadBlog

MegaUpload, annullata la confisca dei beni a Kim Dotcom?

Il processo a Kim Schmitz (aka Kim Dotcom) registra un altro colpo di scena. L’alto Tribunale della Nuova Zelanda, ha dichiarato nulla la confisca dei beni subita dal fondatore di MegaUpload spiegando che il raid della polizia ai suoi danni è stato effettuato in maniera “prematura” e viziato da un errore di procedura che avrebbe impossibilitato Schmitz a difendersi in maniera adeguata.

Il raid a cui si riferisce la corte neozelandese è quello avvenuto lo scorso gennaio, in contemporanea con la chiusura di MegaUpload e MegaVideo, nel quale Dotcom e dei suoi collaboratori sono stati arrestati vedendo sequestrati beni per oltre 200 milioni di dollari. Fra questi, conti in banca e numerose auto di lusso. Continua a leggere

Tribunale tedesco ordina a Rapidshare di filtrare i contenuti attivamente

Il Tribunale Regionale di Amburgo non è soddisfatto degli sforzi che Rapidshare ha fatto nel mettersi d’accordo con i detentori di copyright, e ha ordinato al sito-magazzino di filtrare attivamente i contenuti per assicurare che nessuno dei titoli di alcuni editori sia messo online.

Il caso ha avuto origine con la denuncia del gruppo di copyright holder musicali tedeschi GEMA e dalle case editrici De Gruyter e Campus. L’associazione nazionale tedesca degli editori ha subito acclamato la decisione come una grande vittoria, anche se le motivazioni della sentenza non sono ancora state diffuse.

Chiaramente costringere un sito a filtrare in modo attivo alcuni contenuti costringe a filtrarli tutti, creando così dei problemi irrisolvibili di logistica – un assassinio del business direttamente desiderato da chi vuole impedire che siti come Rapidshare consentano di trasferire materiali protetti in modo anonimo. Continua a leggere