Microsoft accusa: “Google ha bypassato la privacy di Internet Explorer”

microsoft_vs_googleE’ proprio il caso di dire che Google ha passato le ultime settimane ha difendersi dalla accuse, lanciate da ogni parte, di non agire in maniera chiara e trasparente in merito alla privacy degli utenti e alla loro tutela. Dopo le polemiche relative all’unificazione delle politiche sulle privacy è arrivata l’accusa di aver bypassato il blocco dei cookie di tracciamento di Safari. Ora anche Microsoft rincara la dose e accusa Google di aver fatto lo stesso conInternet Explorer 9:

Di default IE blocca i cookie di terze parti a meno che il sito non presenta un P3P Compact Policy Statement che indica come il sito userà quel cookie e che conferma che quel cookie non traccerà l’utente. La policy P3P di Google fa in modo che IE accetti i cookie di Google anche se non spiega l’intento di Google. […] Tecnicamente Google utilizza una sfumatura nelle specifiche del protocollo P3P che ha l’effetto di bypassare le preferenze degli utenti sui cookie. Le specifiche del P3P (in un tentativo di lasciare spazio a future proposte nella politica sulla privacy) permettono al browser di ignorare qualunque politica non definita che incontra. Google invia una policy P3P che manca di informare il browser circa l’uso dei cookie di Google. La policy P3P di Google è in realtà una dichiarazione che non è una policy P3P.

Anche in questo caso, mentre Microsoft è corsa ai ripari rendendo una Tracking Protection List disponibile anche agli utenti di Internet Explorer 9, la replica di Google non si è fatta attendere: nel confermare il comportamento denunciato da Microsoft, l’azienda ha dichiarato che si tratta di una questione nota addirittura dal 2002 e che Microsoft, pur essendone a conoscenza, non ha mai fatto nulla per chiudere quella scappatoia. Non solo: Google ha accusato Microsoft di comportamento disonesto, in quanto avrebbe approfittato della situazione attuale – l’accusa lanciata dal Wall Street Journal – per tirare l’acqua al suo mulino e mettere in cattiva luce Google. Se il problema era noto da anni, perché tirarlo fuori soltanto ora? E, soprattutto, perché correre ai ripari soltanto oggi?

Domande più che legittime alle quali Microsoft non dovrebbe tardare a rispondere, aggiungendo così un ulteriore tassello alla guerra con Google che si è inasprita in queste ultime settimane, complice anche una campagna pubblicitaria realizzata con l’intento di screditare Google.

Intanto la questione relativa a Safari prosegue non senza conseguenze legali: alcuni utenti di Safari hanno intenzione di far causa a Google, mentre un gruppo di rappresentati al Congresso statunitense ha chiesto alla Federal Trade Commission di mettere sotto esame il comportamento adottato da Google.

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