Intervista a una geisha del ventunesimo secolo

La parola geisha significa artista ed essere geisha vuol dire essere valutata come un’opera d’arte in movimento”, saranno state le parole di Memorie di una geisha (romanzo di Arthur Golden, celebre anche per la sua trasposizione filmica) ad aver ispirato la direzione artistica di Hong Kong Arts Festival. Con l’esibizione “La geisha di Gion”, riprendendo il nome del noto quartiere antico di Kyoto, l’edizione di quest’anno ha potuto far vivere ai presenti l’esperienza di trovarsi in una vera ochaya(casa da thé giapponese) ad assistere all’operato di sei geishe, le quali vi hanno  preferito venire menzionate come se fossero un’unica persona a rispondere alle domande dell’intervista.

ghisha

Queste donne sono abili intrattenitrici versate nelle arti classiche, tra cui la musica, il canto e la danza. Nonostante i numerosi riferimenti riscontrabili oggi nella cultura popolare, il loro numero sta progressivamente diminuendo ed è sempre più difficile tramandare questa tradizione alle nuove generazioni, stimolate dai grandi e repentini cambiamenti della società attuale. Entrambe sui venticinque anni, Miharu della okiya (casa delle geishe) Okatome e Masayo della okiya Kanoya affrontano l’argomento in una breve intervista rilasciata al Wall Street Journal. Cogliamo dunque l’occasione di proporvi una trascrizione, tradotta in italiano, di questo materiale, facendovi presente che Miharu e Masayo hanno preferito venire menzionate come se fossero un’unica persona a rispondere alle domande dell’intervista.

Si è evoluto il ruolo della geisha nel corso degli anni?
Miharu e Masayo: Siamo fiere di custodire le nostre tradizioni. Come protettrici della cultura giapponese, riteniamo di dover rimanere autentiche. Preferiamo non cambiare, tuttavia nei passati decenni le nostre attività si sono ampliate sotto molti aspetti. In genere non lavoriamo al di fuori del Giappone. Per noi è stata una vera sfida quella di poterci esibire a HKAF.

In che modo la moderna tecnologia, con internet, smart phone e media sociali, si è andata a inserire nella vostra professione?
Alcune salette da thé e geishe hanno il loro sito web, tuttavia alle maiko (apprendiste al ruolo di geisha) non è consentito di usare il cellulare.

Chi sono i vostri clienti e da dove provengono?
Vengono da ogni parte del Giappone e hanno ogni genere di mestiere. Solitamente si tratta di persone dotate di una buona educazione, conoscenti delle tradizioni. Spesso ci muoviamo per viaggi di affari (dovendo accompagnare i clienti) in differenti aree della nazione.

Di cosa discutete con i vostri clienti?
Alcuni clienti sono interessati alla nostra vita quotidiana e ai nostri insegnamenti. Leggiamo a fondo i giornali per apprendere tutto riguardo la società, ma parliamo raramente di cose che non riguardano l’intrattenimento.

Quanto tempo impiegate nel vestirvi prima di lavorare? Indossate un abbigliamento casual, tipo jeans e maglietta, quando non lavorate?
Ci trucchiamo di bianco, indossiamo un lungo kimono formale e una parrucca. Per farlo ci mettiamo circa un’ora o un’ora e mezza in tutto. Quando per lavorare portiamo un kimono semplice, andiamo dal parrucchiere per circa un’ora. Nel nostro giorno libero vestiamo con abiti normali, ma dato che ci era stato imposto di non indossare jeans quando eravamo maiko, di rado vestiamo i jeans perfino adesso.

Cosa vi piace fare nel tempo libero a vostra disposizione?
Ci esercitiamo con il ballo e con lo shamisen. Andiamo ad assistere agli spettacoli kabuki e alle esibizioni delle nostre colleghe o insegnanti. Ci piace mangiare fuori nei café e nei ristoranti che sono famosi o che sono stati appena inaugurati.

Cosa non manca ad una brava geisha?
Non mancano la pazienza, l’obbedienza, l’ospitalità, l’adattabilità ed il talento musicale. Queste qualità sono più importanti rispetto all’essere di bell’aspetto.

Qual’è la sfida più ardua per una geisha del ventunesimo secolo?
E’ sopravvivere senza perdere o alterare la nostra tradizione.
gheiis
Fonte:http://www.jigoku.it/

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