Jack Tramiel muore ad 83 anni: aveva fondato la Commodore

muore Jack Tramiel

Il nome Commodore gli era venuto in mente su un taxi, vedendo passare il modello della Opel che recava tale nome: General ed Admiral erano troppo comuni per un’impresa, e Jack Tramiel, che ci ha lasciato il giorno di Pasqua, voleva distinguersi.

Non è stata l’originalità nei nomi a fare di questo tycoon dell’elettronica un uomo importante, ma una dote di chiaroveggenza, una grande dose di corggio e una certa spietatezza che ha fatto faville nel mercato dell’elettronica degli albori. Il suo primo business è stato quello delle macchine da scrivere, poi ci sono stati i calcolatori meccanici ed un passaggio a quelli elettronici, fino ad essere pugnalato alle spalle dal partner Texas Instrument, che vendeva i prodotti sottocosto.

Tramiel, polacco d’origine e sopravvissuto ad Auschwitz, riteneva che il business fosse una guerra. Non si faceva intimidire e non ha avuto paura di osare, lanciandosi a capofitto nel mercato dei personal computer per salvare la propria azienda. Sotto la sua guida sono nati il PET, il Vic 20 e ovviamente il Commodore 64, che molti considerano il PC più di successo della storia. Il motto con cui Tramiel ha combattuto sulla scena informatica è stato “Dobbiamo costruire il computer per le masse, non per le classi”, alludendo ad un’espansione inevitabile all’esterno del mercato educational.

Tramiel da molti è stato considerato una persona controversa. Le sue pratiche aggressive hanno spinto fuori dal business molti concorrenti e causato attriti interni alla Commodore, dalla quale è stato costretto ad estromettersi nel 1984. Tramiel ha poi acquistato la Atari Inc. dalla Warner e l’ha riportata a pieno regime, non senza una strage di teste. Dalla gestione Tramiel possiamo ricordare il bellissimo Atari ST, il Lynx e il Jaguar.

Jack Tramiel ha lasciato sull’industria e su milioni di bambini cresciuti negli anni ottanta un marchio indelebile, che non cessa di evocare fascino e dare il via a strane operazioni nostalgia. Dobbiamo molto al suo coraggio e al suo valore imprenditoriale.

FONTE: DownloadBlog

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