Come cancellarsi da Internet

Su CNet è comparso un divertente articolo che dettaglia con precisione un piano per cancellare del tutto la propria presenza da Internet. Si tratta di buone idee, in teoria, ma purtroppo la loro applicazione è molto impegnativa e l’efficacia è completamente subordinata alla volontà di ferro di chi si impegna a portare a termine la procedura. Nonostante una risoluzione interiore di carattere eroico, poi, non è detto che il risultato finale sia davvero garantito.

Si tratta di un lavoro arduo, come fa notare l’autore Seth Rosenblatt, articolato in sei punti. Il punto uno la dice lunga ed è riassumibile con: “Preparati. Dovrai essere paziente ed educato”.

I cinque passi successivi sono: rintraccia i siti che rintracciano te; per proteggere la tua reputazione, la rimozione deve essere alla fonte; fai in modo che Google si sbrighi a cambiare i suoi risultati; dipingi uno strato positivo sui contenuti negativi.

Il secondo punto è piuttosto logico. Bisogna capire chi raduna le informazioni su di noi, chi ci segue e chi vende questi dati a terzi. L’autore cita Albine, un’azienda di cui abbiamo parlato e che offre per $99 un servizio di cancellazione dal web e che è tanto gentile da spiegare (a chi ha un sacco di tempo per le mani) come si possa fare per conto proprio. Tra le altre cose c’è anche una lista di specialisti del tracking, servizio offerto in tempo reale anche da Collusion, l’add-on di Mozilla.

Capire chi ci segue è importante, ma qui entra in gioco la succitata “calma e gesso”. Bisogna usare email, fax, lettere con francobollo e telefonate per convincere queste “spie” commerciali a levarci dai loro database. E’ importante capire tutto su di loro perché una sola chiamata non basterà, bisognerà scoprire nomi ed indirizzi, aggirare i dipendenti che fanno muro, rimanere sempre educati ma fermi. E poi, darsi una tabella di marcia e rifare tutto almeno due volte all’anno. Questi database vengono aggiornati ogni tot mesi e, anche cancellati, possiamo ricomparire.

Il terzo punto è molto interessante. I search engine come Google e Bing guardano la fonte originaria di un’informazione (sito, forum, blog, Facebook, etc…). Se vogliamo far sparire qualcosa va rintracciata questa fonte e va alterata. Chiedere che qualcosa vada rimosso da un sito significa avere pazienza ed essere metodici, capire chi è l’amministratore (tramite Whois), cercarlo con Google o in altre maniere e contattarlo.

Il che porta direttamente al quarto punto: fare in modo che Google, Bing e compagnia si sbrighino ad alterare i risultati delle ricerche una volta alterata la fonte. Per farlo con Google c’è uno strumento apposito: URL Removal Tool, che però richiede un account Google. Paradossi della guerra per la privacy.

Il quinto punto usa una vecchia e consolidata tecnica SEO. Se ci sono delle informazioni negative o fastidiose che vogliamo far sparire ma che resistono a tutti gli altri tentativi, sommergiamo i motori di ricerca di informazioni positive, ricomparendo su Internet tramite i social media, che tendono ad avere i primi risultati delle ricerche. Controintuitivo, terribile, ma sensato: una presenza nominale su Internet può fare molto per far sparire le nostre tracce passate, specie se la ragione per la quale vorremmo diventare trasparenti è quella di non fare cattiva figura a causa di un passato scomodo.

Il sesto punto è molto radicale ed è più difficile da gestire di quanto non sembri: trovarsi un avvocato. Vale solo se ci sono informazioni diffamatorie, dato che costerà, ma potrebbe essere necessario di fronte a netti rifiuti di collaborare da parte di gestori di siti poco gentili. In questo caso una letterina dell’avvocato fa miracoli, certo, ma il problema è trovare un legale capace di affrontare le sfide del ginepraio Internet.

Come considerazione finale, è indubbio che cercare di “cancellarsi da Internet” è tanto difficile da sembrare un lavoro a tempo pieno, o quanto meno un hobby molto dispendioso. Non è neppure detto che questi “sei passi” offrano il successo sperato. Sono anni che la gente si lamenta del problema della privacy, ma devo ancora incontrare qualcuno davvero disposto a sacrificare tanto impegno per cancellare gli effetti tanto inconsapevoli quanto profondamente radicati di un’intera vita digitale – specie se questo qualcuno non è disposto a seppellire il proprio PC in un campo come gesto finale.

FONTE: DownloadBlog

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