Facebook: cosa controllano i datori di lavoro prima di assumerti?

Secondo il sito CareerBuilder, che ha recentemente condotto un sondaggio, almeno il 37% dei datori di lavoro fa uno “screening” sui social media per scoprire di più sui propri candidati. Il sospetto lo avevamo un po’ tutti ed a quanto pare era perfettamente giustificato.

Si tratta di una ricerca informale, che coinvolge principalmente Facebook, poi LinkedIn e per finire Twitter. Le cinque cose più cercate sono: il candidato si presenta in modo professionale? (65%); si potrà integrare bene con la “cultura aziendale”? (51%); sono presenti più dati di quanti non ne abbia detti a riguardo delle sue qualifiche? (51%); il candidato è una persona equilibrata? (35%). La quinta è la più preoccupante, ma anche la meno frequente: solo il 12% ha ammesso di cercare direttamente delle “ragioni per non assumere il candidato”.

Inutile dire che bisogna fare molta attenzione a quello che si condivide su Facebook o su qualsiasi altro social media. E’ molto difficile fare buona impressione su Internet, a meno di non professionalizzare completamente la propria immagine mantenendo il più stretto riserbo sulle proprie attività private. Più o meno tutto quello che diciamo o facciamo può essere e sarà usato contro di noi, pertanto è necessario adoperarsi a gestire per bene le opzioni della privacy.

Generalmente si mente parecchio nei curriculum, ma i social media tendono a rendere queste bugie parecchio ovvie. Nel 2011 è stato condotto uno studio in merito, che aveva appurato che più di un terzo dei candidati ad un posto di lavoro mentivano sulle proprie qualifiche. Il sondaggio di CareerBuilder non si discosta molto, citando un 22% di candidati eliminati per vistose menzogne sulla propria esperienza.

Sebbene bruci essere colti in fallo, è molto più umiliante essere scartati perchè poco attenti all’immagine personale. Secondo CareerBuilder un terzo dei datori di lavoro ha ammesso di aver negato l’assunzione dopo aver scoperto foto provocanti o inappropriate (45%), pessima capacità di esprimersi (35%), maldicenze su un precedente posto di lavoro (33%), commenti discriminatori su questioni di razza, credo o sessualità (28%).

In definitiva i social media sono uno strumento potente e dovremmo riflettere attentamente su come intendiamo usarlo. Perchè anche se scrivere tutto quello che ci passa per la testa sembra un passatempo innocente e catartico, potrebbe avere risvolti negativi molto pesanti sulla nostra vita.

FONTE: DownloadBlog

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