Dopo anni di lotta, Google riesce a ottenere il dominio gmail.de

Google riesce a ottenere il dominio gmail.de

Ricorderete forse la storia di gmail.de: dopo anni di lotta che avevano visto anche l’Europa esprimersi contro l’assegnazione del dominio a Google e la conseguente rinuncia dell’azienda americana, anche in Germania il servizio di posta elettronica Gmail avrà finalmente quanto a lungo desiderato.

Per dovere di cronaca vi riportiamo dunque la decisione arrivata dal Deutsches Patent und Markenamt, ufficio brevetti tedesco, che ha ordinato il trasferimento di gmail.de dall’azienda G-mail GmbH di Berlino a Google: in precedenza, il dominio come ricorderete era di proprietà dell’imprenditore Daniel Giersch, che dichiarò di avere anche rifiutato nel 2006 un’offerta di 250.000$ da parte dell’azienda di Mountain View per la vendita del dominio.

Lo stesso Giersch ha cambiato attività, lasciando il dominio gmail.de inoperoso a favore di quabb.com dove ora opera la sua nuova attività col meno ambiguo nome Quabb.

FONTE: DownloadBlog

Microsoft ci illustra in anteprima le versioni di Windows 8

Finalmente Microsoft ci comunica il nome ufficiale della prossima edizione di Windows e,sorpresa!, si chiamerà proprio Windows 8. Assieme a questa rivelazione sconvolgente vengono dettagliate tutte le versioni del sistema operativo che saranno disponibili. Come di consueto l’utente potrebbe risultare confuso.

Microsoft non può trattenersi dal creare una selva di nomenclature e sotto-versioni. Fortunatamente, una volta enumerate, scoprirete che le scelte sono in realtà quasi obbligate.

La prima versione presa in considerazione si chiama semplicemente Windows 8. Come dice Microsoft, “per molti consumatori, sarà la scelta giusta”. Come è facile intuire è il sistema operativo base, che tuttavia include le feature avanzate più interessanti, come l’interfaccia Metro ed il Windows Store con tutte le sue app. Vale la pena notare che Windows 8 nasce con un Windows Explorer e Task Manager migliorati, gestisce meglio i display multipli e può cambiare linguaggio senza riavviarsi (una feature tipica delle vecchie edizioni Enterprise/Ultimate). Continua a leggere

Microsoft ha rivelato Skype per il browser con un annuncio di lavoro

Skype

Skype arriverà sul browser, indipendentemente dal plugin di Facebook. Il Talent Network di Microsoft ha pubblicato un annuncio di lavoro nel quale ricerca un programmatore che lavori alla realizzazione della piattaforma. La posizione è su Praga – in Repubblica Ceca – presso il team di Skype: i dettagli sono scarsi, ma interessanti.

Ad esempio, Skype per il browser avrà un’interfaccia in HTML5 e JavaScript e dovrà dialogare col sistema operativo utilizzando applicazioni “native” in C#, Java e/o C++. È probabile che quest’ultima opzione si riferisca alla compatibilità coi client di Skype già esistenti. Difficilmente avverrà un’apertura definitiva del protocollo.

Microsoft dovrà sfruttare l’acquisizione di Skype per competere con Google e WebRTC oppure il popolare servizio di VoIP rischierà di perdere la propria posizione dominante. Il pacchetto dei brevetti di Netscape acquistati da America On Line (AOL) potrebbero, quindi, essere giustificati dalla futura versione di Skype per il browser.

FONTE: DownloadBlog

Rendere la propria mail sicura contro gli hacker

Jeff Atwood, prolifico e stimatissimo autore del blog Coding Horror, ha creato ieri un post sul metodo migliore per proteggere la propria casella email dagli hacker. A suo parere, infatti, non c’è nulla di meglio dell’autenticazione a due fattori basata sui telefoni cellulari che è offerta da Gmail.

Questo metodo di verifica dell’identità usa il nostro cellulare per accertare se siamo davvero noi. E’ una maniera estremamente sicura per proteggerci, dato che per accedere alla mail e prenderne il controllo servirà tanto la password quanto l’accesso fisico al nostro telefono.

Se vi chiedete come attivarla, scoprirete subito che non è particolarmente difficile: basta andare sul menu dell’utente che è presente nei servizi Google in alto a destra (dove c’è il vostro avatar, per intendersi), dal quale è possibile accedere alle impostazioni account. Da lì il primo menu è quello Security e l’autenticazione a due fattori (2-step verification in inglese) è la terza voce, come si vede nell’immagine in cima all’articolo. Gmail vi guiderà attraverso tutti i passi necessari per l’attivazione. Come avrete intuito dovrete anche digitare un codice inviato tramite SMS (o chiamata vocale se preferite).

D’ora in poi sarà necessario un PIN mandato da Google per l’accesso, anche se possiamo farci “ricordare” dal servizio per 30 giorni. Inserire 6 cifre ogni mese non è un grosso sacrificio se significa stare tranquilli.

Non bisogna neppure temere di perdere il cellulare, perchè si può aggiungere un telefono secondario di emergenza, oppure stampare dei codici di backup, che potranno essere usati una ed una sola volta per l’accesso. Atwood consiglia di metterli in un posto sicuro o ancora meglio tenerli sulla persona.

Ci sono app che usano la vostra mail, come ad esempio quelle del vostro smartphone, ed in quel caso sarà necessario generare una password secondaria per esse. Non parliamo della vostra password personale, sia ben chiaro, ma di un codice specifico che Google genera con un apposito menu e vi comunica. Tale codice è limitato e va assegnato direttamente ad una determinata app, e potete revocarlo in qualsiasi momento se avete dei sospetti.

Atwood consiglia con molta forza di attivare questa funzione di sicurezza, di farlo di corsa, ed offre anche una “storia dell’orrore” di un utente che ha perso la propria casella per mano di un hacker. Secondo il blogger, infatti, la maggior parte di noi usa la mail come chiave di volta della propria identità online. Anche se oggi non è più usata per comunicare come un tempo, quasi tutti i servizi a cui siamo registrati la sfruttano per stabilire chi siamo. Se perdiamo l’email, potremmo davvero perdere il controllo dei nostri dati finanziari o privati. Come dice Atwood:

“Ho convinto anche mia moglie [ad usare questo metodo]. Non è stato sempre piacevole, non vi mentirò. E’ scocciante, esattamente come sono scoccianti i caveau bancari e i lucchetti alle porte.”

L’autore cita l’esempio specifico di Gmail, al punto da sconsigliare l’uso di un servizio che non offre le stesse garanzie. Dal canto mio riconosco che esistono sono delle difficoltà oggettive, specie per chi deve gestire più account, più computer, più browser, smartphone, tablet… Anche se le password secondarie consentono un buon livello di personalizzazione.

Molti di noi usano già l’autenticazione a due fattori con la propria banca (quelle chiavette RSA che generano codici sono esattamente questo), perchè non applicare la stessa logica anche alle email? Al giorno d’oggi non ci stacchiamo più dal nostro telefonino, non mi sembra un sacrificio eccessivo.

FONTE: DownloadBlog

Facebook: cosa controllano i datori di lavoro prima di assumerti?

Secondo il sito CareerBuilder, che ha recentemente condotto un sondaggio, almeno il 37% dei datori di lavoro fa uno “screening” sui social media per scoprire di più sui propri candidati. Il sospetto lo avevamo un po’ tutti ed a quanto pare era perfettamente giustificato.

Si tratta di una ricerca informale, che coinvolge principalmente Facebook, poi LinkedIn e per finire Twitter. Le cinque cose più cercate sono: il candidato si presenta in modo professionale? (65%); si potrà integrare bene con la “cultura aziendale”? (51%); sono presenti più dati di quanti non ne abbia detti a riguardo delle sue qualifiche? (51%); il candidato è una persona equilibrata? (35%). La quinta è la più preoccupante, ma anche la meno frequente: solo il 12% ha ammesso di cercare direttamente delle “ragioni per non assumere il candidato”.

Inutile dire che bisogna fare molta attenzione a quello che si condivide su Facebook o su qualsiasi altro social media. E’ molto difficile fare buona impressione su Internet, a meno di non professionalizzare completamente la propria immagine mantenendo il più stretto riserbo sulle proprie attività private. Più o meno tutto quello che diciamo o facciamo può essere e sarà usato contro di noi, pertanto è necessario adoperarsi a gestire per bene le opzioni della privacy. Continua a leggere

Anonymous tra le cento persone più influenti del mondo su Time Magazine

Time Magazine ha inserito il collettivo Anonymous tra le cento persone più influenti sulla faccia della Terra. Una personificazione dell’anti-establishment, che il famoso giornale descrive come un “collettivo senza leader, unito solo da un gusto per l’umorismo provocatorio”.

Barton Gellman, il giornalista responsabile della descrizione di questo “personaggio” (è proprio il caso di definirlo tale) non si risparmia qualche altra battuta: “E’ stato Anonymous a mettersi da solo su questa lista?” Risponde il web: “Dipende, chi è più furbo secondo voi: un collettivo di hacker o il dipartimento IT di Time?”. Chiunque ricordi il caso “marblecake also the game” solleverà il sopracciglio.

C’è poco da fare, il movimento che indossa fieramente la maschera di Guy Fawkes è capace di far parlare di sè come e quando vuole, anche quando gli attacchi falliscono, o qualcuno viene arrestato. Dietro una gigantesca massa di pasticcioni (i cosiddetti “script kiddies”) si nasconde un manipolo di gran cervelli che non ha neppure bisogno di parlare con la “base” per agire.

Chiunque può essere Anonymous, e nessuno, in definitiva, è davvero Anonymous.

FONTE: DownloadBlog

Il manifesto dei cyberlocker contro la pirateria secondo Rapidshare

rapidshare-logo

E’ innegabile: questo non è un buon momento per i cyberlocker. La chiusura di Megauploadha dato un importante scossone al business dei file hosting, sempre più associato alla pirateria online e al centro di battaglie legali e vere e proprie crociate, non ultima quella dellaMPAA. Ora Rapidshare, uno degli ultimi ad avere preso provvedimenti contro la pirateria, ha deciso di farsi portavoce dei cyberlocker ed ha pubblicato un manifesto che presenta le regole che tutti i servizi di file hosting dovrebbero seguire per tutelare il materiale protetto da copyright.

Quattro pagine, consultabili a questo indirizzo, che riassumono il credo di Rapidshare e forniscono consigli base come rendere i file privati di default o evitare di dare ricompense agli utenti sulla base del loro volume di download senza prima fare controlli approfonditi sulla tipologia di file condivisi. O, ancora, si consiglia di richiedere agli utenti, in fase di registrazione, un indirizzo di posta elettronica valido che sarà poi fornito ai detentori di copyright nel caso di una disputa legale.

Il manifesto affronta anche la delicata questione della chiusura degli account sospetti. Ogni utente può essere considerato colpevole fino a prova contraria e per chiudere un account, sostiene Rapidshare, non devono essere necessarie delle prove: è sufficiente che venga segnalato da più di un detentore di copyright. Spetterà poi all’utente, in caso di errore, dimostrare la propria innocenza. Continua a leggere