Il Piraten Partij olandese deve rimuovere il proxy di The Pirate Bay

Piraten Partij

Il Bescherming Rechten Entertainment Industrie Nederland (BREIN), ovvero un’organizzazione per la tutela del diritto d’autore – legata alle major del cinema di Hollywood – ha ottenuto un’ingiunzione che costringe il Piraten Partij olandese a chiudere ilproxy per l’accesso a The Pirate Bay. Il proxy è stato momentaneamente rimosso.

Se il partito dei pirati olandesi si fosse rifiutato di chiudere il proxy, entro sei ore dall’intervento giudiziario, i responsabili avrebbero dovuto pagare un’ammenda di 10.000€ per ogni giorno. Il Piraten Partij intende ricorrere contro la sentenza del magistrato, però – per il momento – l’unica possibilità era quella di chiudere.

Gli avvocati del Piraten Partij stanno valutando altre soluzioni per rimettere in linea il proxy. Non è così remota la possibilità che l’intervento della magistratura voglia penalizzare l’immagine dei pirati a seguito della pubblicazione dei sondaggi elettorali tedeschi, che vedono il Piraten Partei al 13% dei consensi in Germania.

FONTE: DownloadBlog

Skype: 40 milioni di utenti per il nuovo record di connessioni simultanee

Skype: 40 milioni di utenti per il nuovo record di connessioni simultanee

Quando si tratta di battere record, Skypesembra essere sempre pronta a sorprenderci tutti quanti: sarà stato l’effetto dell’acquisizione di Microsoft, o semplicemente il fatto che il servizio è ormai diventato uno degli “standard” presenti su Internet, fatto sta che l’annuncio che riportiamo oggi riguarda un nuovo, impressionante record di connessionisimultanee alla piattaforma.

Si parla infatti di 40 milioni di utenti collegati nello stesso momento a Skype, annunciato nel solito modo colorito diventato ormai anch’esso una tradizione dalla società partorita dalla mente di Janus Friis e Niklas Zennström nel 2003, già comprata da eBay nel 2005 per 2,6 miliardi di dollari e passata poi circa un anno fa a Microsoft per 8,5 miliardi, su pressione di Bill Gates in persona. Guardando i nuovi dati pubblicati in queste ore, ne capiamo maggiormente il perché.

FONTE: DownloadBlog

Wupload e FileServe interrompono il servizio di file-sharing

Wupload

L’esser finito nella lista nera della MPAA sembra aver funzionato: Wupload ha seguito l’esempio di FileSonic e da qualche ora ha interrotto il servizio di file sharing diventando a tutti gli effetti un sito da cui soltanto chi ha caricato i file può scaricarli. Stessa mossa attuata nei giorni scorsi da FileServe che, dopo aver riabilitato il file sharing per poco più di un mese, è tornato indietro sui suoi passi ed ha nuovamente interrotto il servizio.

PutLocker, un altro dei cyberlocker definiti “disonesti” da Alfred Perry della Paramount Pictures, ha preferito seguire i passi di Mediafire e si è difeso pubblicamente: “meno del 2% dei file caricati sui nostri server sono illeciti e questo sta ad indicare quanto sia importante il servizio che facciamo per la comunità online. PutLocker prendere molto seriamente la protezione del copyright e nell’ultimo anno e mezzo ha eliminato centinaia di migliaia di file illegali e bloccato decine di account. Da sempre collaboriamo con chi detiene i diritti d’autore e con le forze dell’ordine, sia in casa che all’estero. In ogni altra industria una persona che fa affermazioni del genere potrebbe essere denunciata per diffamazione“. Continua a leggere

Altri cyberlocker nel mirino della MPAA: ora tocca a Fileserve, Mediafire, Wupload e Depositfile

RogueCyberlocker

Wupload, Depositfiles, Fileserve, Mediafire e PutLocker sono dei cyberlocker disonesti e per questo devono essere chiusi subito. Si può riassumere così il pensiero, nonché l’ultima missione, della Motion Picture Association of America (MPAA), sempre più intenzionata a sfruttare a proprio vantaggio il recente scossone del business dei file hosting.

Alfred Perry, Vice President of Worldwide Content Protection presso la Paramount Pictures – una delle sei major cinematografiche che compongono la MPAA – si è schierato pubblicamente contro i cinque servizi di file hosting sopra citati, presentandoli come “disonesti” in un grafico mostrato ai presenti della conferenza On Copyright tenuta a New York.

Il grafico lascia un po’ il tempo che trova – si limita a sottolineare che i cinque servizi ricevono 41 miliardi di visite ogni anno, cinque visite per ogni abitante del pianeta – ma può bastare per mettere in allerta quei milioni di utenti che utilizzano quotidianamente quei cyberlocker e temono che si possa ripetere quando accaduto con Megaupload. Continua a leggere

Pastebin dà il benservito ad Anonymous, per tutelare i propri utenti

Pastebin

Pastebin, la piattaforma utilizzata spesso da Anonymous e altri gruppi di pressione affini – quali AntiSec e LulzSec – non accetterà più d’ospitare le rivendicazioni degli hacker. Jeroen Vader, l’imprenditore olandese che ha acquisto Pastebin nel 2010, ha assunto degli esperti in sicurezza perché monitorino il traffico del portale.

Sebbene lo scopo del sito fosse un altro, è legittimo pensare che dietro il raggiungimento dei 17 milioni di visitatori unici al mese per Pastebin ci siano proprio le rivendicazioni di Anonymous. Il portale, infatti, è un nopaste: un archivio nel quale, ad esempio, i programmatori scambiano informazioni sugli errori di compilazione.

Lo stesso Pastebin, stando a quanto riporta Vader, sarebbe quotidianamente vittima d’attacchi di Distributed Denial of Service (DDoS) — una pratica della quale Anonymous ha fatto una “bandiera”. Sembra addirittura che gli hacker, o aspiranti tali, provino del gusto a utilizzare il portale per mettere alla prova le proprie capacità. Continua a leggere

USA: da luglio i provider monitoreranno il traffico torrent degli utenti

CCI

Brutte notizie per gli utenti americani che quotidianamente scaricano file utilizzando BitTorrent: dal 12 luglio entrerà in vigore il tanto discusso piano Copyright Alerts, frutto dell’accordo stretto lo scorso luglio dalla RIAA e dalla MPAA con i principali provider americani (AT&T, Cablevision, Comcast, Verizon e Time Warner Cable), accordo che prevede il monitoraggio dell’attività online degli utenti alla ricerca di download di materiale protetto da copyright, con conseguente ammonimento ed eventuale riduzione dell’ampiezza di banda.

Ne avevamo già parlato, sottolineando tutta una serie di problematiche a cui le parti interessate non avevano dato una risposta. Ora che è stata comunicata una data ufficiale è arrivata anche qualche delucidazione: a rintracciare i “pirati” ci penserà il Center for Copyright Information (CCI), la cui missione primaria è quella di “educare” gli utenti, non di punirli. Il direttore esecutivo, l’esperto di copyright e della protezione dei consumatori Jill Lesser, ci ha tenuto molto a sottolinearlo: “vogliamo soltanto proteggere il copyright e allo stesso tempo dare maggiore potere agli utenti, non abbiamo intenzione di infliggere punizioni“.

Verrà monitorato soltanto il traffico torrent – l’accordo non include i portali di streaming e i cyberlocker – e in caso di comportamento sospetto da parte di un utente, verranno inviati una serie di ammonimenti, via e-mail o altri mezzi, in un sistema di escalation. La riduzione dell’ampiezza di banda sarà soltanto l’ultima spiaggia, l’intervento ultimo che spetterà agli utenti che continueranno a scaricare file protetti da copyright nonostante i numerosi avvertimenti. Continua a leggere

Megaupload: la Electronic Frontier Foundation continua la lotta per recuperare i dati perduti

MegauploadEFF

La chiusura di Megaupload da parte dell’FBI ha creato e sta creando non pochi problemi a tutti quegli utenti che utilizzavano il cyberlocker per conservare copie dei propri file. E pagavano per farlo. Uno di questi, Kyle Goodwin, ha deciso di lottare e tramite la Electronic Frontier Foundation (EFF) ha presentato un fascicolo in cui chiede, a suo nome a quello di tutti gli utenti che si trovano nella sua situazione, di poter accedere al proprio account e recuperare così i file.

Il caso di Goodwin riassume al meglio la situazione che si è venuta a creare: lui, cronista sportivo presso un liceo in Ohio e proprietario di OhioSportsNet, era un utente premium di Megaupload – aveva da poco rinnovato l’abbonamento biennale – ed utilizzava il servizio per effettuare copie di backup del suo hard disk, principalmente materiale di lavoro, incluso un documentario in fase di montaggio sulla squadra di calcio femminile di Strongsville. Il caso ha voluto che proprio in concomitanza con la chiusura di Megaupload l’hard disk dell’uomo si sia rotto e i file conservati siano andati perduti. E il backup fatto online è inaccessibile.

Il fascicolo dell’EFF va ad aggiungersi alla mozione d’urgenza presentata pochi giorni fa dalla Carpathia Hosting Inc., la società proprietaria dei server che stanno ospitando quei 25 petabyte di contenuti caricati da oltre 66 milioni di utenti, al costo di circa 9.000 dollari al giorno. La questione sarà discussa in tribunale il mese prossimo e non è da escludere che da qui a quella data l’Electronic Frontier Foundation presenterà altri casi simili a quello di Goodwin, sperando che il detto “l’unione fa la forza” funzioni anche in questo caso.

FONTE: DownloadBlog

Google difende Hotfile (e Megaupload) in tribunale

Google ha inaspettatamente spezzato una lancia a favore di Hotfile, un “cyberlocker” molto popolare (specie oltreoceano) recentemente finito nel mirino della giustizia come il concorrente Megaupload. Le critiche di Google al governo americano e all’MPAA sono piuttosto taglienti. Secondo Google, infatti, il governo e l’MPAA hanno unito le forze per cercare di ingannare le corti di giustizia, rigirando la frittata e cercando di deformare i diritti garantiti a aziende e cittadini dal DMCA.

Gli studi cinematografici hanno cercato con tutte le forze di far chiudere i servizi come Hotfile dichiarandoli un vero e proprio verminaio di pirateria informatica, che non deve essere protetto dal DMCA, o Digital Millennium Copyright Act, che limita molto la responsabilità dei fornitori di serivizi relativamente alle violazioni da parte degli utenti. In questi cyberlocker la gente deposita i propri file per passarli agli amici, sia pubblicamente che privatamente, un’attività sulla quale le Major hanno fortissime riserve. Google ha deciso di prendere la parola e ha cercato di smontare la posizione delle Major con un breve pamphlet di 22 pagine. Continua a leggere

Megaupload: MPAA vuole che i dati degli utenti siano conservati

L’MPAA vuole che il tribunale si assicuri che i 25 petabyte di contenuti degli oltre 66 milioni di utenti di Megaupload siano conservati indefinitamente, in quanto materiale utile in tribunale.

La notizia, data così, ha generato un nervosismo non indifferente attraverso tutto il globo, al punto da ingannare persino Wired, inducendo la testata a pubblicare un articolo dai toni allarmisti (successivamente corretto), che ventilava l’ipotesi di un coinvolgimento legale degli utenti.

In verità stando alle parole di Howard Gantman, Vice Presidente della Motion Picture Association of America, l’intenzione non è quella di dare la caccia ai singoli individui. Lo scopo è di preservare un archivio spettacolare di dati incriminanti da rivolgere contro Megaupload, Kim Dotcom ed i loro associati, rei (secondo i film-maker americani) di aver creato una cospirazione quinquennale che ha causato più di mezzo miliardo di danni.

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The Pirate Bay: metteremo i nostri server in orbita

In un proclama postato sul blog ufficiale ieri alle 20.30, un portavoce della Baia ha dichiarato che il sito sta studiando una maniera per posizionare i propri server in orbita. Si può accusare The Pirate Bay di tante cose, alcune delle quali risulterebbero essere delle critiche davvero legittime, ma non certo di essere un gruppo di gente noiosa.

Secondo TPB con le tecnologie attuali è pensabile il poter inviare in orbita terrestre bassa un piccolo computer come il Raspberry Pi montato su un drone di qualche tipo. Ovviamente il kit dovrebbe essere completo di una radio piuttosto potente, che stando ai pirati ci si può procurare senza un dispendio eccessivo.

“In questa maniera le nostre macchine dovranno essere abbattute con degli aerei, un vero atto di guerra”, queste le parole di MrSpock, il portavoce ufficiale. “Le LOSS (Low Orbit Server Station) sono solo il primo passo. Con i trasmettitori moderni possiamo trasmettere 100Mbps a 50km di distanza, il che è più che sufficiente per il sistema di proxy che stiamo costruendo.” Continua a leggere