Hifito, visualizzare estensioni e file nascosti utilizzando apposite hotkey

Per identificare rapidamente tutti i differenti formati di file i sistemi operativi di casa Redmond offrono la visualizzazione di icone di vario genere il che, ad esempio, sta a significare che un’immagine salvata in formato JPG avrà un’icona identificativa differente da quella di un video salvato in formato AVI.

Purtroppo, però, non sempre risultano disponibili icone differenti per ciascun tipo e formato di file (ad esempio non è possibile distinguere dalla sola icona un file in formato TXT da uno in formato RTF) per cui avere a propria disposizione uno strumento quale Hifito potrebbe risultare molto ma molto utile al fine di individuare rapidamente ciò di cui si ha effettivamente bisogno.

Hifito, infatti, è un software totalmente gratuito, di natura open source, utilizzabile senza alcun tipo di problema su tutti i sistemi operativi Windows (sia a 32-bit sia a 64-bit) e, per di più, portatile che permette di visualizzare rapidamente le estensioni di ciascun tipo di file presente sulla postazione multimediale in uso e dinasconderle altrettanto velocemente evitando dunque di dover eseguire la medesima operazione agendo dall’apposita sezione opzioni delle cartelle. Continua a leggere

Megaupload: la Corte stabilisce che i dati devono essere conservati

MegauploadEFF

C’era molta attesa circa la decisione del giudice Liam O’Grady, chiamato ad esprimersi sulla sorte dei dati che oltre 66 milioni di utenti hanno caricato su Megaupload e che sono stati bloccati dopo la chiusura del cyberlocker. Il responso è arrivato e può essere riassunto così: i file devono essere conservati, ma spetta alle parti coinvolte stabilire il come e il dove. Lui non se l’è sentita di decidere ed ha proposto due possibilità: le parti possono incontrarsi e decidere in totale autonomia o possono rivolgersi ad un giudice esperto nelle discussioni finalizzate al raggiungimento di accordi.

E’ interessante, al di là della decisione finale che fa comunque contenti i tanti utenti ancora in attesa di recuperare i file, scoprire cosa è emerso nel corso dell’udienza. I legali che rappresentavano il governo degli Stati Uniti hanno preannunciato la possibilità di intentare una causa civile contro la Carpathia Hosting Inc., la società proprietaria dei server che stanno ospitando i dati e che ha recentemente denunciato di aver accumulato un debito di oltre 500 mila dollari.

Il motivo? L’azienda, lavorando con Megaupload, ha ottenuto entrate pari a circa 35 milioni di dollari e non è escluso che abbia qualche responsabilità nella violazione del copyright contestata al cyberlocker. Il Governo ha anche fatto sapere di non avere nessuna intenzione di correre in aiuto della Carpathia: perché dovrebbero essere le tasse pagate dei cittadini a saldare quel debito? Allo stesso tempo, però, si è opposto alla proposta di acquisto avanzata da Megaupload, sostenendo che l’azienda l’avrebbe fatto nel tentativo di provare la sua innocenza. Continua a leggere

La RIAA predica bene e razzola male: “l’innovazione è l’unico modo per combattere la pirateria”

RIAA

Si potrebbe dire “finalmente una voce fuori dal coro” nell’ambito della lotta alla pirateria digitale. Peccato che quella voce sia della RIAA, l’associazione americana dell’industria discografica, che finora non ha fatto nulla per farsi benvolere dalla comunità digitale. Basti pensare alla chiusura, pretesa ed ottenuta nel giro di poco tempo, di LimeWire, il client P2P messo a tacere dopo dieci anni di attività. O, per restare in tempi più recenti, il pubblico attacco a The Pirate Bay, definito “il peggio del peggio“.

Ora dalla RIAA arriva la dichiarazione che non ti aspetti: “l’unica strategia efficace contro la pirateria rimane l’innovazione, la sperimentazione e la collaborazione con i nostri partner tecnologici per poter offrire ai fan un assortimento di esperienze musicali legali“. Parole al vento? Probabilmente sì, soprattuto in vista dell’entrata in vigore negli Stati Uniti, dal prossimo luglio, del Copyright Alerts, frutto di un accordo di cui la RIAA è una delle parti.

Poi basta fare un giro sul sito ufficiale dell’associazione per fugare ogni dubbio: il 12 aprile sono stati pubblicati due studi che proverebbero l’efficacia dei metodi di repressione finora adottati. Uno, ne parlavamo giorni fa, si basa sul rapporto diffuso dai francesi circa l’efficacia – non sulle vendite, però – dell’Hadopi, la legge per il controllo della pirateria. Continua a leggere

Il Piraten Partij olandese deve rimuovere il proxy di The Pirate Bay

Piraten Partij

Il Bescherming Rechten Entertainment Industrie Nederland (BREIN), ovvero un’organizzazione per la tutela del diritto d’autore – legata alle major del cinema di Hollywood – ha ottenuto un’ingiunzione che costringe il Piraten Partij olandese a chiudere ilproxy per l’accesso a The Pirate Bay. Il proxy è stato momentaneamente rimosso.

Se il partito dei pirati olandesi si fosse rifiutato di chiudere il proxy, entro sei ore dall’intervento giudiziario, i responsabili avrebbero dovuto pagare un’ammenda di 10.000€ per ogni giorno. Il Piraten Partij intende ricorrere contro la sentenza del magistrato, però – per il momento – l’unica possibilità era quella di chiudere.

Gli avvocati del Piraten Partij stanno valutando altre soluzioni per rimettere in linea il proxy. Non è così remota la possibilità che l’intervento della magistratura voglia penalizzare l’immagine dei pirati a seguito della pubblicazione dei sondaggi elettorali tedeschi, che vedono il Piraten Partei al 13% dei consensi in Germania.

FONTE: DownloadBlog

Skype: 40 milioni di utenti per il nuovo record di connessioni simultanee

Skype: 40 milioni di utenti per il nuovo record di connessioni simultanee

Quando si tratta di battere record, Skypesembra essere sempre pronta a sorprenderci tutti quanti: sarà stato l’effetto dell’acquisizione di Microsoft, o semplicemente il fatto che il servizio è ormai diventato uno degli “standard” presenti su Internet, fatto sta che l’annuncio che riportiamo oggi riguarda un nuovo, impressionante record di connessionisimultanee alla piattaforma.

Si parla infatti di 40 milioni di utenti collegati nello stesso momento a Skype, annunciato nel solito modo colorito diventato ormai anch’esso una tradizione dalla società partorita dalla mente di Janus Friis e Niklas Zennström nel 2003, già comprata da eBay nel 2005 per 2,6 miliardi di dollari e passata poi circa un anno fa a Microsoft per 8,5 miliardi, su pressione di Bill Gates in persona. Guardando i nuovi dati pubblicati in queste ore, ne capiamo maggiormente il perché.

FONTE: DownloadBlog

Wupload e FileServe interrompono il servizio di file-sharing

Wupload

L’esser finito nella lista nera della MPAA sembra aver funzionato: Wupload ha seguito l’esempio di FileSonic e da qualche ora ha interrotto il servizio di file sharing diventando a tutti gli effetti un sito da cui soltanto chi ha caricato i file può scaricarli. Stessa mossa attuata nei giorni scorsi da FileServe che, dopo aver riabilitato il file sharing per poco più di un mese, è tornato indietro sui suoi passi ed ha nuovamente interrotto il servizio.

PutLocker, un altro dei cyberlocker definiti “disonesti” da Alfred Perry della Paramount Pictures, ha preferito seguire i passi di Mediafire e si è difeso pubblicamente: “meno del 2% dei file caricati sui nostri server sono illeciti e questo sta ad indicare quanto sia importante il servizio che facciamo per la comunità online. PutLocker prendere molto seriamente la protezione del copyright e nell’ultimo anno e mezzo ha eliminato centinaia di migliaia di file illegali e bloccato decine di account. Da sempre collaboriamo con chi detiene i diritti d’autore e con le forze dell’ordine, sia in casa che all’estero. In ogni altra industria una persona che fa affermazioni del genere potrebbe essere denunciata per diffamazione“. Continua a leggere

Altri cyberlocker nel mirino della MPAA: ora tocca a Fileserve, Mediafire, Wupload e Depositfile

RogueCyberlocker

Wupload, Depositfiles, Fileserve, Mediafire e PutLocker sono dei cyberlocker disonesti e per questo devono essere chiusi subito. Si può riassumere così il pensiero, nonché l’ultima missione, della Motion Picture Association of America (MPAA), sempre più intenzionata a sfruttare a proprio vantaggio il recente scossone del business dei file hosting.

Alfred Perry, Vice President of Worldwide Content Protection presso la Paramount Pictures – una delle sei major cinematografiche che compongono la MPAA – si è schierato pubblicamente contro i cinque servizi di file hosting sopra citati, presentandoli come “disonesti” in un grafico mostrato ai presenti della conferenza On Copyright tenuta a New York.

Il grafico lascia un po’ il tempo che trova – si limita a sottolineare che i cinque servizi ricevono 41 miliardi di visite ogni anno, cinque visite per ogni abitante del pianeta – ma può bastare per mettere in allerta quei milioni di utenti che utilizzano quotidianamente quei cyberlocker e temono che si possa ripetere quando accaduto con Megaupload. Continua a leggere