Il manifesto dei cyberlocker contro la pirateria secondo Rapidshare

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E’ innegabile: questo non è un buon momento per i cyberlocker. La chiusura di Megauploadha dato un importante scossone al business dei file hosting, sempre più associato alla pirateria online e al centro di battaglie legali e vere e proprie crociate, non ultima quella dellaMPAA. Ora Rapidshare, uno degli ultimi ad avere preso provvedimenti contro la pirateria, ha deciso di farsi portavoce dei cyberlocker ed ha pubblicato un manifesto che presenta le regole che tutti i servizi di file hosting dovrebbero seguire per tutelare il materiale protetto da copyright.

Quattro pagine, consultabili a questo indirizzo, che riassumono il credo di Rapidshare e forniscono consigli base come rendere i file privati di default o evitare di dare ricompense agli utenti sulla base del loro volume di download senza prima fare controlli approfonditi sulla tipologia di file condivisi. O, ancora, si consiglia di richiedere agli utenti, in fase di registrazione, un indirizzo di posta elettronica valido che sarà poi fornito ai detentori di copyright nel caso di una disputa legale.

Il manifesto affronta anche la delicata questione della chiusura degli account sospetti. Ogni utente può essere considerato colpevole fino a prova contraria e per chiudere un account, sostiene Rapidshare, non devono essere necessarie delle prove: è sufficiente che venga segnalato da più di un detentore di copyright. Spetterà poi all’utente, in caso di errore, dimostrare la propria innocenza. Continua a leggere

Pirateria: il fiasco della blacklist di Google secondo The Pirate Bay

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E’ passato ormai più di un anno da quando Google, nel tentativo di contrastare la pirateria online, decise di escludere termini come torrent, BitTorrent e uTorrent dai servizi Instant e Autocomplete. Un primo periodo di prova aveva confermato l’effettiva diminuzione delle ricerche di quei termini, tanto da spingere Google ad aggiornare la blacklist includendo thepiratebay, the pirate bay, isohunt, torrentreactor ed altri siti dedicati all’indicizzazione di file .torrent.

Ora Torrentfreak ha provato a fare un bilancio di questi mesi di “censura” ed ha sottolineato come il provvedimento adottato da Google sia servito a ben poco, almeno nel caso di The Pirate Bay, anche perchè tolte alcune parole chiave, Google ha iniziato a suggerirne altre rendendo del tutto inefficace il filtro: se è vero che dal novembre scorso le ricerche di “Pirate Bay” hanno subito un calo del 50%, è altrettanto vero che il loro posto è stato preso dathepiratebay.org e the pirate bay.

E ad oggi, se si inizia a scrivere “pir” in Google, il primo suggerimento di autocomplete èpiratebay.org. A confermare ulteriormente l’inefficacia del filtro ci ha pensato un portavoce del noto portale, secondo il quale l’afflusso di visitatori non è stato intaccato nemmeno un po’ dai provvedimenti di Google. Nonostante questo, Google ha intenzione di continuare ad espandere questo filtro in nome della lotta alla pirateria online.

FONTE: DownloadBlog

La RIAA predica bene e razzola male: “l’innovazione è l’unico modo per combattere la pirateria”

RIAA

Si potrebbe dire “finalmente una voce fuori dal coro” nell’ambito della lotta alla pirateria digitale. Peccato che quella voce sia della RIAA, l’associazione americana dell’industria discografica, che finora non ha fatto nulla per farsi benvolere dalla comunità digitale. Basti pensare alla chiusura, pretesa ed ottenuta nel giro di poco tempo, di LimeWire, il client P2P messo a tacere dopo dieci anni di attività. O, per restare in tempi più recenti, il pubblico attacco a The Pirate Bay, definito “il peggio del peggio“.

Ora dalla RIAA arriva la dichiarazione che non ti aspetti: “l’unica strategia efficace contro la pirateria rimane l’innovazione, la sperimentazione e la collaborazione con i nostri partner tecnologici per poter offrire ai fan un assortimento di esperienze musicali legali“. Parole al vento? Probabilmente sì, soprattuto in vista dell’entrata in vigore negli Stati Uniti, dal prossimo luglio, del Copyright Alerts, frutto di un accordo di cui la RIAA è una delle parti.

Poi basta fare un giro sul sito ufficiale dell’associazione per fugare ogni dubbio: il 12 aprile sono stati pubblicati due studi che proverebbero l’efficacia dei metodi di repressione finora adottati. Uno, ne parlavamo giorni fa, si basa sul rapporto diffuso dai francesi circa l’efficacia – non sulle vendite, però – dell’Hadopi, la legge per il controllo della pirateria. Continua a leggere

Il Piraten Partij olandese deve rimuovere il proxy di The Pirate Bay

Piraten Partij

Il Bescherming Rechten Entertainment Industrie Nederland (BREIN), ovvero un’organizzazione per la tutela del diritto d’autore – legata alle major del cinema di Hollywood – ha ottenuto un’ingiunzione che costringe il Piraten Partij olandese a chiudere ilproxy per l’accesso a The Pirate Bay. Il proxy è stato momentaneamente rimosso.

Se il partito dei pirati olandesi si fosse rifiutato di chiudere il proxy, entro sei ore dall’intervento giudiziario, i responsabili avrebbero dovuto pagare un’ammenda di 10.000€ per ogni giorno. Il Piraten Partij intende ricorrere contro la sentenza del magistrato, però – per il momento – l’unica possibilità era quella di chiudere.

Gli avvocati del Piraten Partij stanno valutando altre soluzioni per rimettere in linea il proxy. Non è così remota la possibilità che l’intervento della magistratura voglia penalizzare l’immagine dei pirati a seguito della pubblicazione dei sondaggi elettorali tedeschi, che vedono il Piraten Partei al 13% dei consensi in Germania.

FONTE: DownloadBlog

Wupload e FileServe interrompono il servizio di file-sharing

Wupload

L’esser finito nella lista nera della MPAA sembra aver funzionato: Wupload ha seguito l’esempio di FileSonic e da qualche ora ha interrotto il servizio di file sharing diventando a tutti gli effetti un sito da cui soltanto chi ha caricato i file può scaricarli. Stessa mossa attuata nei giorni scorsi da FileServe che, dopo aver riabilitato il file sharing per poco più di un mese, è tornato indietro sui suoi passi ed ha nuovamente interrotto il servizio.

PutLocker, un altro dei cyberlocker definiti “disonesti” da Alfred Perry della Paramount Pictures, ha preferito seguire i passi di Mediafire e si è difeso pubblicamente: “meno del 2% dei file caricati sui nostri server sono illeciti e questo sta ad indicare quanto sia importante il servizio che facciamo per la comunità online. PutLocker prendere molto seriamente la protezione del copyright e nell’ultimo anno e mezzo ha eliminato centinaia di migliaia di file illegali e bloccato decine di account. Da sempre collaboriamo con chi detiene i diritti d’autore e con le forze dell’ordine, sia in casa che all’estero. In ogni altra industria una persona che fa affermazioni del genere potrebbe essere denunciata per diffamazione“. Continua a leggere

Altri cyberlocker nel mirino della MPAA: ora tocca a Fileserve, Mediafire, Wupload e Depositfile

RogueCyberlocker

Wupload, Depositfiles, Fileserve, Mediafire e PutLocker sono dei cyberlocker disonesti e per questo devono essere chiusi subito. Si può riassumere così il pensiero, nonché l’ultima missione, della Motion Picture Association of America (MPAA), sempre più intenzionata a sfruttare a proprio vantaggio il recente scossone del business dei file hosting.

Alfred Perry, Vice President of Worldwide Content Protection presso la Paramount Pictures – una delle sei major cinematografiche che compongono la MPAA – si è schierato pubblicamente contro i cinque servizi di file hosting sopra citati, presentandoli come “disonesti” in un grafico mostrato ai presenti della conferenza On Copyright tenuta a New York.

Il grafico lascia un po’ il tempo che trova – si limita a sottolineare che i cinque servizi ricevono 41 miliardi di visite ogni anno, cinque visite per ogni abitante del pianeta – ma può bastare per mettere in allerta quei milioni di utenti che utilizzano quotidianamente quei cyberlocker e temono che si possa ripetere quando accaduto con Megaupload. Continua a leggere

USA: da luglio i provider monitoreranno il traffico torrent degli utenti

CCI

Brutte notizie per gli utenti americani che quotidianamente scaricano file utilizzando BitTorrent: dal 12 luglio entrerà in vigore il tanto discusso piano Copyright Alerts, frutto dell’accordo stretto lo scorso luglio dalla RIAA e dalla MPAA con i principali provider americani (AT&T, Cablevision, Comcast, Verizon e Time Warner Cable), accordo che prevede il monitoraggio dell’attività online degli utenti alla ricerca di download di materiale protetto da copyright, con conseguente ammonimento ed eventuale riduzione dell’ampiezza di banda.

Ne avevamo già parlato, sottolineando tutta una serie di problematiche a cui le parti interessate non avevano dato una risposta. Ora che è stata comunicata una data ufficiale è arrivata anche qualche delucidazione: a rintracciare i “pirati” ci penserà il Center for Copyright Information (CCI), la cui missione primaria è quella di “educare” gli utenti, non di punirli. Il direttore esecutivo, l’esperto di copyright e della protezione dei consumatori Jill Lesser, ci ha tenuto molto a sottolinearlo: “vogliamo soltanto proteggere il copyright e allo stesso tempo dare maggiore potere agli utenti, non abbiamo intenzione di infliggere punizioni“.

Verrà monitorato soltanto il traffico torrent – l’accordo non include i portali di streaming e i cyberlocker – e in caso di comportamento sospetto da parte di un utente, verranno inviati una serie di ammonimenti, via e-mail o altri mezzi, in un sistema di escalation. La riduzione dell’ampiezza di banda sarà soltanto l’ultima spiaggia, l’intervento ultimo che spetterà agli utenti che continueranno a scaricare file protetti da copyright nonostante i numerosi avvertimenti. Continua a leggere

UE, nasce il centro che lotta contro la cybercriminalità

Il cybercrimine è una realtà che, purtroppo, risulta oramai ben affermata da diverso tempo a questa parte e verso la quale, specie durante l’ultimo periodo, si sta dedicando sempre maggiore attenzione, così come testimonia anche la recente intervista a Shawn Henry, uno dei massimi esponenti dell’FBI.

A tal proposito, nel corso delle ultime ore, la Commissione Europea ha proposto l’istituzione di un apposito polo impegnato nella lotta alla cybercriminalità, un centro, denominato European Cybercrime Centre (EC3), che verrà inaugurato il primo gennaio del 2013 e sarà collocato presso la sede dell’Europol dell’Aia, avente l’obiettivo di proteggere tanto i cittadini quanto le aziende dalla criminalità informatica, così come sancito anche mediante l’apposito comunicato diramato.

Il centro, nel dettaglio, andrà a concentrarsi sulle attività illegali online svolte da gruppi della criminalità organizzata, in particolar modo quelle che generano ingenti proventi illeciti come nel caso delle frodi mediante l’abuso di carte di credito e coordinate bancarie. Continua a leggere

ACTA, ultima parola al Parlamento Europeo sulla controversa norma contro pirateria e contraffazione

La Commissione per il Commercio Internazionale dell’UE ha bocciato una proposta che chiedeva l’esame preliminare da parte della Corte di Giustizia Europea dell’ACTA. La tanto discussa normativa internazionale contro la contraffazione e la pirateriasarà dunque votata dal Parlamento Europeo il prossimo giugno, come previsto. Per i sostenitori della causa anti-ACTA, che da mesi si battono contro il pericolo che questo pacchetto di norme rappresenta per la libertà di espressione in Rete, si tratta di una buona notizia.

Non dovendo aspettare il giudizio della Corte di Giustizia, che avrebbe di fatto congelato qualsiasi discussione sul tema per un anno e mezzo, i membri del Parlamento Europeo avranno infatti la possibilità di esprimere un parere preciso su ACTA e bocciare definitivamente quel pastrocchio normativo che pare stia suscitando sempre più dubbi anche dalle parti di Strasburgo. Continua a leggere

Megaupload: MPAA vuole che i dati degli utenti siano conservati

L’MPAA vuole che il tribunale si assicuri che i 25 petabyte di contenuti degli oltre 66 milioni di utenti di Megaupload siano conservati indefinitamente, in quanto materiale utile in tribunale.

La notizia, data così, ha generato un nervosismo non indifferente attraverso tutto il globo, al punto da ingannare persino Wired, inducendo la testata a pubblicare un articolo dai toni allarmisti (successivamente corretto), che ventilava l’ipotesi di un coinvolgimento legale degli utenti.

In verità stando alle parole di Howard Gantman, Vice Presidente della Motion Picture Association of America, l’intenzione non è quella di dare la caccia ai singoli individui. Lo scopo è di preservare un archivio spettacolare di dati incriminanti da rivolgere contro Megaupload, Kim Dotcom ed i loro associati, rei (secondo i film-maker americani) di aver creato una cospirazione quinquennale che ha causato più di mezzo miliardo di danni.

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