I voti di Edge per giugno 2009 – stroncati Bionic Commando e Star Ocean

Il numero di giugno della rivista Edge non è avaro dei soliti voti tiratissimi per i quali la redazione più avara del mondo si è sempre contraddistinta. Stroncati senza pietà tre titoli piuttosto importanti come Bionic Commando, Star Ocean: The Last Hope e Ninja Blade.

In questo mare di voti bassi acquista valore il 6 di X-Men le Origini: Wolverine (presto recensito anche da Gamesblog), che viene sorpassato solo da The Dishwasher: Dead Samurai (8) e Space Invaders Extreme 2 (9, gioco del mese). Come al solito, valutazioni piuttosto criticabili ma coraggiose. Eccole a voi:

* Bionic Commando (PS3/Xbox 360, Capcom): 6
* Star Ocean: The Last Hope (Xbox 360, Square Enix): 5
* Major Minor’s Majestic March (Wii, Majesco Games): 3
* Space Invaders Extreme 2 (NDS, Taito): 9
* X-Men Origins: Wolverine (PS3/Xbox 360/Wii/PS2/PSP/NDS, Activision): 6
* Dynasty Warriors Strikeforce (PSP, Koei): 5
* Ninja Blade (Xbox 360, Microsoft): 5
* Flock (PS3/Xbox 360, Capcom): 6
* The Dishwasher: Dead Samurai (Xbox 360, Microsoft): 8
* Phantasy Star Portable (PSP, Sega): 4

FONTE: gamesblog.it

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Halo Wars: la recensione

Halo Wars: la recensioneNon capita di certo tutti i giorni di vedere un marchio che normalmente identifichiamo come una delle colonne portanti di determinato genere cambiare pelle per entrare a capofitto in una nuova fetta di mercato completamente opposta: un esempio? Come certamente avrete capito è il caso di Halo, che con Halo Wars fa praticamente il suo ingresso in grande stile all’interno degli strategici in tempo reale, ben diversi dai first person shooter con cui la trilogia Bungie dedicata all’universo di Master Chief ci ha deliziati finora e continua a farlo, viste le statistiche impressionanti di Xbox Live.

Ultima prova di Ensemble Studios prima di subire da Microsoft la mannaia della chiusura in pieni crisi economica mondiale, Halo Wars si presenta all’interno del suo genere non come semplice spettatore ma con le pretese di eccellere anche tra gli strategici come la sua controparte FPS ha saputo fare nel corso degli ultimi anni.

Svestiti i panni del soldato e indossati quelli del generale, non ci resta che andare a vedere cosa ci aspetta all’interno di Halo Wars, testamento videoludico esclusiva Xbox 360 di un team a cui di certo non manca esperienza nel suo genere in quando sviluppatore di un mostro sacro come Age of Empires.

Accontentare tutti è un bel problema

Da costola di un titolo dotato di una foltissima schiera di appassionati, Halo Wars non porta con sé il solo problema di essere oggettivamente un bel gioco che possa soddisfare gli appassionati di strategici, ma anche quello molto più rognoso di piacere a chi ama massacrare freneticamente tutto ciò che vede sullo schermo senza perdersi in ragionamenti e in costruzioni di basi, unità e via dicendo: il tutto senza contare che la piattaforma sulla quale esso gira è pur sempre una console, tipicamente poco avvezza a questo genere così come i suoi possessori, cosa che del resto si diceva qualche tempo fa anche degli FPS, come abbiamo avuto modo di vedere sbagliando di gran lunga.

Ma per portare uno strategico su console un lavoro di adattamento andava di sicuro fatto, e i ragazzi di Ensemble dimostrano di saperlo benissimo a partire dall’interfaccia di gioco, la quale nonostante non possa ancora competere con la disponibilità della miriade di scorciatoie offerte dall’utilizzo della tastiera su PC, si comporta più che bene rendendo l’esperienza di gioco molto piacevole e immediata pur contando sui bottoni di un solo misero joypad, ai quali vengono affidate poche ma fondamentali scorciatoie come la possibilità di selezionare tutte le unità su schermo, ciclare nella selezione tra quelle di proprietà del giocatore e ovviamente impartire ordini di movimento e attacco.

Anche la fase offensiva ha visto una revisione da parte degli sviluppatori, che hanno scelto di muoversi in direzione di una semplificazione delle cose, eliminando la varietà di opzioni alle quali siamo normalmente abituati con gli strategici, cosa che ai puristi del genere potrebbe far storcere un po’ il naso. Non sfuggono alla stessa regola nemmeno l’accumulo di risorse e la costruzione degli edifici, particolarmente ridisegnati per essere immediati e non richiedere enormi sforzi di pianificazione.

Halo Wars Screenshots

Una storia che va avanti (anzi indietro)

Un RTS ambientato nell’universo di Halo non poteva non riprendere la trama narrata nella trilogia FPS, a cui la storia di Halo Wars va praticamente a fare da prequel, sistemandosi circa una ventina d’anni prima di quanto sappiamo essere accaduto grazie ai tre shooter usciti finora alle origini del conflitto tra esseri umani e Covenant sul pianeta Harvest, con le due fazioni intente a combattersi per conquistare un artefatto in grado di ribaltare completamente le sorti dello scontro.

Il tutto si dirama attraverso la campagna singola, lunga 15 missioni e un pochino corta rispetto a quanto siamo abituati con gli standard di questo genere di gioco, anche se fortunatamente l’esperienza si rivela breve ma comunque piacevole visto il giusto mix di tipologie di obiettivi che ci ritroviamo a dover affrontare, spaziando dal classico “costruisci la base e annienta il nemico” ad alcune missioni un po’ più articolate. La longevità della modalità offline va comunque ulteriormente ad affievolirsi a causa della clamorosa mancanza della possibilità di intraprendere la campagna dall’altro lato della guerra, e cioè nei panni dell’esercito dei Covenant, disponibile solo in modalità multiplayer, dove il giocatore può quindi quantomeno variare un po’ anche se a conti fatti le fazioni disponibili restano pur sempre e solo due.

Un po’ di sollievo alla quantità di tempo che ci ritroviamo a dedicare ad Halo Wars è dato dalla presenza di bonus sulla mappa che se raccolti forniscono nuovi elementi sulla trama: bonus di cui molto probabilmente importerà molto solo ai fan sfegatati della serie, che comunque supponiamo saranno i maggiori fruitori di questo titolo. I maniaci degli obiettivi Xbox 360 troveranno inoltre pane per i loro denti e del tempo aggiuntivo da dedicare al gioco, vista la varietà degli achievements presenti in Halo Wars, per un totale di 50 con cui ottenere un totale di 1000 punti attraverso il completamento di particolari azioni sia nella modalità singola che in quella online.

Halo Wars Screenshots

Un FPS visto dall’alto

Tecnicamente parlando, Halo Wars può essere riassunto attraverso la semplice frase che fa da titolo a questo paragrafo: durante il gioco ci si accorge che tanta è la cura per i dettagli posta da Ensemble al punto che sembra quasi di star vedendo uno dei capitoli della trilogia FPS dall’alto, con tanto di effetti grafici che hanno contribuito al successo della serie; senza parlare delle scene d’intermezzo, realizzate egregiamente da Ensemble. Volendo muovere una critica a questo gioco dal punto di vista del motore 3D possiamo dire di aver sentito un po’ la mancanza del livello di zoom che ci si potrebbe aspettare da un RTS, lasciando la nostra visuale confinata a un dettaglio meno capillare rispetto ad altri titoli di questo tipo. Lo stesso discorso sulla bontà della realizzazione vale anche per il comparto audio, basato su di una colonna sonora come pochi altri possono vantare e degli effetti generalmente indovinati che fanno pienamente il loro lavoro.

Halo Wars Screenshots

Commento finale

La sfida posta davanti a Ensemble Studios non era di certo semplice e soprattutto non dovrà esserlo stata nel momento in cui i componenti della squadra si sono ritrovati a lavorare su Halo Wars pur sapendo che sarebbe stato l’ultimo progetto del loro attuale posto di lavoro. Sfoggiando una grandissima professionalità e competenza, i ragazzi ci sono comunque riusciti sfornando un titolo imperdibile per ogni fan di Halo, a patto ovviamente che questo accetti di mettere per un po’ da parte l’adrenalina dello shooter intraprendendo una strada fatta più di ragionamento come si addice a ogni strategico che si rispetti. Con questo tipo di volontà troverà un titolo molto facile da apprendere grazie al lavoro fatto da Ensemble anche sui controlli, probabilmente i migliori finora visti in un RTS su console anche se ovviamente ancora ben lontani dal poter concorrere con le funzionalità del PC.

Gli appassionati di strategici dal canto loro potrebbero trovare questo gioco un po’ troppo semplice e “svuotato” dal lavoro di adattamento effettuato dagli sviluppatori, anche se a conti fatti una buona dose di divertimento è lì a loro disposizione. Concludendo, Halo Wars è dunque un titolo quantomeno da provare e la cosa vale per tutti, maniaci di Halo e divoratori di strategici compresi, i quali a patto di venire incontro al progetto di Ensemble troveranno un buon modo per passare qualche ora in modo alternativo.

Halo Wars Screenshots
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FONTE: gamesblog.it

Resident Evil 5: ottimi voti nelle prime recensioni di IGN

Resident Evil 5

Le varie localizzazioni di IGN hanno pubblicato le prime recensioni di Resident Evil 5, dando al quinto capitolo della serie survival horror targata Capcom ottimi voti: 9,0 sia da IGN UK che da IGN USA, mentre IGN Australia non va oltre un 8,7.

In particolare secondo l’articolo di IGN UK pur non offrendo particolari innovazioni alla serie, il gioco si presenta divertente centrando pienamente i propri obiettivi principali: non un classico come il suo predecessore quindi ma comunque un titolo in grado di meritare elogi e dare ulteriore longevità a una delle serie più amate dei videogiochi.

FONTE: gamesblog.it

Ninja Blade: la recensione

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Ninja Blade: la recensioneL’annuncio da parte di From Software dello sviluppo di un action fortemente ispirato a Ninja Gaiden a ridosso del Tokyo Game Show dello scorso anno, ha destato non poca curiosità tra gli utenti Xbox 360.

La casa di produzione di videogiochi giapponese, che ha all’attivo titoli come Otogi, Tenchu o Armored Core, si cimenta questa volta con l’hardware della console Microsoft per tentare di proporre un prodotto adrenalinico ed immediato che riesca a soddisfare sia i gusti dei videogiocatori occidentali, sia quelli raffinati e ricercati degli utenti orientali.

Ninja Blade nasce esattamente per questo scopo, ed ora che abbiamo la possibilità di provarne pregi e difetti attraverso la versione giapponese (che ricordiamo essere Region Free e in inglese) possiamo altresì testare le qualità terapeutiche del titolo From Software sul catalogo dei titoli action della console Microsoft a partire dal prossimo 3 aprile. Scopriamo assieme, allora, cosa ha da offrirci Ninja Blade attraverso questa recensione.

LA COMBRICCOLA DEL NINJA

Le personalità di spicco coinvolte nel progetto Ninja Blade sono state il primo biglietto da visita con cui la produzione From Software ha cominciato a far conoscere al mondo il proprio action. Per dare una giusta dimensione all’universo di Ninja Blade, gli studi Microsoft hanno tentato in tutti i modi di mettere in piedi una compagnia “tolkeniana” di profondi conoscitori ed amanti di videogiochi orientali, riuscendo in parte nell’impresa a partire dalla stesura della trama.

Le vicende narrate in Ninja Blade ci vedono nelle vesti di Ken Ogawa, un giovane ninja che si ritrova nel bel mezzo del caos generato da una oscura e misteriosa infezione che tramuta gli abitanti di una Tokyo dei giorni nostri in mostri orripilanti. Per riuscire a liberare la città da questa presenza demoniaca e distruttrice, Ken il guerriero (ops, il ninja) potrà fare sfoggio di tutta una serie di mosse e di armi che accrescono in potenza ed efficacia al proseguire della storia, dando così al videogiocatore di turno la possibilità di influenzare più o meno direttamente la capacità offensiva del proprio personaggio.

Sulla falsariga di Ninja Gaiden e di molte altre avventure action, anche Ninja Blade è votato alla spettacolarizzazione dei combattimenti, ma nel caso del titolo From Software questa considerazione raggiunge un estremo che porta così la trama ad essere un semplice pretesto per menare mazzate a più non posso.

Immagini di Ninja Blade

SHURIKEN, NUNCHAKU E PALLE DI FUOCO ASSORTITE: BENVENUTI A TOKYO

Dal punto di vista meramente ludico l’ultima fatica dei ragazzi From Software, pur non eccellendo in originalità o in innovazione, riesce comunque a mescolare più che sapientemente tutte le componenti classiche che distanziano il genere action dalle altre tipologie videoludiche.

Il sistema di combattimento di Ninja Blade è sufficentemente raffinato da prevedere un’ampia gamma di attacchi corpo a corpo, all’arma bianca, dalla distanza e magici che non possono che fare la felicità degli amanti degli hack & slash nudi e crudi, anche se questi ultimi mal digeriranno il complesso meccanismo di avanzamento di livello.

Delle limitazioni relative alla trama abbiamo avuto modo di rendervene conto poco fa, ma lì dove non riesce ad arrivare la narrazione, frammentaria e volutamente nebulosa, riescono invece ad arrivare le numerosissime scene di intermezzo in cui il videogiocatore è chiamato a compiere una serie di combinazioni di tasti prestabilita, attraverso cioè i classicissimi “quick time event” che hanno contribuito a rendere grandi titoli come God of War, Shenmue o Dragon’s Lair.

Il nostro fido eroe può anche fare sfoggio della sua Visione da Ninja per riuscire a districarsi all’interno degli ambienti di gioco, utilizzandola per rallentare il tempo e capire la posizione di particolari oggetti situati nella mappa, così come per scoprire i punti deboli dagli ostici boss principali: a differenza di titoli simili in cui è possibile attivare questa sorta di “bullet time”, in Ninja Blade tutto ciò porta il protagonista ad essere estremamente più vulnerabile ai colpi, proprio per evitare che i giocatori utilizzino questa caratteristica indiscriminatamente senza subire nessun “malus”.

Immagini di Ninja Blade

GRAFICA E SONORO

Il lavoro tecnico svolto dalla compagnia di talenti messa su da Microsoft e da From Software è ineccepibile e raggiunge livelli di assoluta eccellenza nonostante alcune imperfezioni grafiche secondarie. I modelli poligonali della moderna Tokyo ricalcano fedelmente le controparti reali in vetro e cemento armato, giocandosela in bellezza artistica con il design del protagonista e dei suoi nemici, creati per l’occasione da Keiji Nakaoka (Lost Planet) venuto in prestito da Capcom esclusivamente per lavorare su questo action.

La qualità visiva espressa dai programmatori non oscura certamente la bellezza estraniante della colonna sonora di Ninja Blade affidata eccezionalmente al maestro Norihiko Hibino, che dopo aver curato per anni la parte sonora della serie di Metal Gear Solid ha voluto cimentarsi in questa nuova avventura, riuscendo così a nobilitarne l’intero comparto audio.

Immagini di Ninja Blade

COMMENTO FINALE

Quantificare il valore oggettivo del lavoro svolto dai ragazzi From Software è veramente difficile: nonostante i tantissimi spunti qualitativi che ci offre senza soluzione di continuità Ninja Blade, dobbiamo tristemente ammettere che la mancanza cronica di novità nell’inflazionato mondo degli action sta cominciando a stancarci.

In un genere come quello degli hack & slash, in cui Ninja Blade sguazza allegramente senza lamentarsene, è pur vero che la bellezza ed il successo di un titolo è funzionale al divertimento e all’adrenalina che garantisce ai videogiocatori piuttosto che al valore artistico ed innovatore che riesce a donare a questi ultimi e indirettamente ai giochi futuri, ma la sensazione di “deja-vu” che si respira incessantemente nel titolo From Software ne mina il coinvolgimento alla base e rischia di far crollare in un sol colpo tutto l’ottimo lavoro svolto dal team di sviluppo, soprattutto per chi è (come noi) stanco dei soliti action fotocopia in cui i personaggi principali potrebbero essere facilmente interscambiati senza nessun effetto sull’inconcludente trama o sulla giocabilità.

L’azione concitata delle sequenze di gioco, unita all’immediatezza con cui quest’ultima si integra nel complesso sistema dei video interattivi in “quick time event”, garantisce ai videogiocatori in cerca di un titolo godibile sin dalle prime battute di gioco un prodotto solido con cui svagarsi per ore ed ore senza subire minimamente l’assenza di una modalità multigiocatore (per altro classica ad altre produzioni simili). Ma per tutti coloro che hanno anche solo il minimo dubbio sull’effettivo coinvolgimento che potrebbe donargli Ninja Blade sapendo che, tanto, la giocabilità non fa altro che ricalcare quella degli action precedenti, non possiamo fare altro che consigliare il download della demo, prevista in europa per il prossimo 9 marzo, per scoprire se vale o no la pena di attendere il 3 aprile per acquistare o meno Ninja Blade.

Ninja Blade: galleria immagini
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FONTE: gamesblog.it

Killzone 2: le prime recensioni danno voto da 9 in su.

Dopo la prima recensione subito rimossa per violazione dell’embargo affiorano finalmente gli articoli della stampa specializzata dedicati a Killzone 2, atteso anche in Italia il prossimo 25 febbraio in esclusiva su PlayStation 3.

Dai voti assegnati al gioco si può probabilmente già parlare di trionfo per Guerrilla, che riesce a ottenere un bel 9,4 da IGN UK e un 9 dalla versione inglese di Eurogamer, le cui localizzazioni portoghese e spagnola assegnano addirittura un 10 tondo tondo.

Per gradire infine è stato rilasciato il video dell’introduzione del gioco: godiamocelo tutti insieme!

FONTE: gamesblog.it

Street Fighter IV promosso dalle prime recensioni della stampa specializzata

Street Fighter IV

Secondo quanto riportato sul sito Ripten, le prime recensioni esclusive di Street Fighter IV hanno ottenuto ottimi risultati.

Infatti il numero di febbraio di Official Xbox Magazine da un voto di 9,5 al picchiaduro Capcom, mentre Official PlayStation Magazine (facente parte sempre dello stesso publisher della prima rivista) gli regala un bel 5 su 5.

Di seguito uno spezzone della recensione della versione per Xbox 360:

“If you’re a fan of the older games, you’ll drop right in and enjoy yourself; the classic six-button controls feel perfect, and as you take different characters through Arcade mode, you’ll unlock alumni who didn’t appear in the coin-op edition, like Cammy, Rose, and Dan. Everyone looks as you remember them, only better. Exaggerated new facial animations make every attack look like it really hurts, and the game’s distinctive painted graphic style gives it the classy look of an interactive work of art.”

A quanto pare è proprio il caso di preparare i soldi e soprattutto le mani per tornare a combattere con la serie madre dei picchiaduro. L’attesa per i possessori di Xbox 360, Playstation 3 e PC terminerà il 20 Febbraio.

FONTE: gamesblog.it

Need for Speed: Undercover – la recensione

fable 2 la recensioneLe tradizioni, quelle marchiate indelebilmente a fuoco nella pietra del Tempo, sono davvero dure a morire. Dimostrazioni a questa teoria potremmo trovarle semplicemente affacciandoci al balcone e guardando i movimenti automatizzati della vicina che stende i panni o del postino che prima di imbucare le lettere fischietta un motivo dei Ricchi e Poveri… ma potremmo trovarle anche osservando il nuovo Need for Speed: Undercover con tutto quel sottobosco di titoli legati ad una serie storica e famosa come quella di NFS.

Elecronic Arts ci ha messo un anno intero per convincerci, coi vari Dead Space e Mirror’s Edge, che un cambio di rotta vertente sull’originalità è stato fatto e che niente e nessuno potrà mai farli ritornare i re dei titoli sfornati in serie come parmigiani da un caseificio: i ragazzi di EA Black Box avranno recepito il messaggio lanciato dalla casa madre?

Proviamo a capirlo insieme, cercando di andare oltre i preconcetti che ci assalgono alla sola vista, sulla confezione, di un titolo iper inflazionato come quello di Need for Speed.

L’INFILTRATO COI NEON SOTTO L’AUTO

Nato per essere il seguito spirituale di Most Wanted, ultimo capitolo della serie di NFS riuscito ad elevarsi oltre la sufficienza, Undercover ne riprende gran parte delle meccaniche cercando di offrire al videogiocatore un prodotto immediato e divertente, ma allo stesso tempo curato sotto il profilo stilistico e narrativo. Proprio per sfuggire dai fantasmi che aleggiano attorno ad una serie arrivata inesorabilmente alla dodicesima incarnazione, è stato proprio il CEO di EA, John Riccitiello, a garantirci che in Undercover la vena narrativa sarebbe stata abbastanza solida per reggere un’impalcatura che in questi ultimi due anni sta mostrando evidenti segni di cedimento.

Tale promessa, in effetti, sembra non essere stata disattesa se si analizzano i primi vagiti di Undercover: inserito il disco nel tray della console e terminata una brevissima attesa dovuta alla scelta del nome da dare al salvataggio, la campagna in singolo si apre con un filmato gestito dal motore di gioco in cui assistiamo ad un inseguimento tra le assolate strade di Tri-City. L’azione inizia esattamente alla fine di questo intermezzo video, mettendoci difatti alla guida di quel bolide per cercare di sfuggire alle forze dell’ordine che reclamano a sirene spiegate la nostra testa.

Terminata questa breve ma concitata caccia a guardia e ladro ha inizio l’avventura vera e propria, con gli stilemi classici che abbiamo avuto modo di conoscere con Most Wanted 3 anni fa: prima di scorrazzare in lungo e in largo per la città in cerca di gare da vincere, un filmato funge da pretesto per metterci in condizione di sapere che facciamo parte di un nucleo investigativo occupato nello smantellare un’organizzazione criminale “da dentro”, utilizzando cioè agenti sotto copertura incaricati di scoprire i fili delle marionette che gestiscono le corse clandestine che stanno mettendo a ferro e fuoco Tri-City. Indovinate perciò chi andremo ad impersonare?

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COME DIVENTARE VECCHI A 12 ANNI

Certamente una trama così congeniata non può essere considerata un capolavoro di originalità narrativa, ma contribuisce, assieme a dei video realizzati egregiamente, ad immergerci in un ambiente di gioco altrimenti svuotato di contenuti e di motivazioni, oltrechè privo di un qualsiasi mordente in grado di stuzzicare l’intelligenza o la curiosità di coloro i quali non riescono a trarre piacere da un gioco di corse arcade senza anima.

Nonostante questo, purtroppo, la mancanza di originalità tende a minare gran parte del lavoro svolto dai ragazzi di EA Black Box, limitando il loro sforzo creativo esclusivamente nel ricercare quello che di positivo era stato fatto in precedenza con Most Wanted, senza innovare di una virgola un concept stantio che ha già dato il meglio di se da più e più anni.

La natura di Need for Speed: Undercover cozza inesorabilmente contro tutti coloro che non hanno la benchè minima voglia di spendere decine di euro per un titolo che sembra più un esercizio di stile sulla base di quanto visto in Most Wanted che un capitolo a sè stante e capace di reggersi sulle proprie gambe senza dover per forza rivangare i bei tempi andati con delle meccaniche di guida identiche al passato e con le classicissime gare illegali tra auto involgarite da tamarri all’ultimo stadio.

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SGOMMATE MULTIGIOCATORE

Con la modalità multigiocatore offerta da Need for Speed: Undercover, il titolo guadagna di nuovo qualche punticino in una ipotetica classifica di divertimento, ma più per i difetti della modalità in singolo che per i meriti intrinsechi di un online anch’esso troppo simile a quello di altri giochi di corse arcade. Se, infatti, la sensazione di deja-vu nella modalità in singolo mortifica un lavoro comunque onesto sulla dose di divertimento garantito all’utente, nelle varie possibilità offerte dal multiplayer assistiamo ad una vera e propria rinascita, con gare adrenaliniche combattute da concorrenti finalmente degni di questo appellativo.

Ed è qui che però ci sorge un dubbio sull’effettiva cura adottata dal team di sviluppo in sede di programmazione: perchè prodigarsi nell’offrire un canovaccio narrativo così ben congeniato nella campagna in singolo quando è possibile divertirsi solamente nelle modalità multigiocatore online, che per tradizione sono lontane dalla trama come l’acqua lo è dall’olio?

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GRAFICA E SONORO

Anche nel mero comparto tecnico assistiamo a quegli alti e bassi che in Undercover sono talmente abissali da farci venire la nausea come se fossimo su un ottovolante costruito su di un burrone di cui non ne intravediamo la fine. Perchè se gli effetti di luce e la qualità grafica delle autovetture danno dignità stilistica ad un progetto come questo, la mancanza totale di “vita” all’interno della città mina inequivocabilmente tutto l’impianto grafico. Il filmato iniziale da questo punto di vista è ingannevole come una mano di poker vinta con cinque assi nel mazzo: adesso capiamo perchè è stata scelta un’autostrada semi deserta e lontana da zone abitate, per mostrarci il primo assaggio di un titolo che si ferma ancor prima di iniziare.

Tri-City sarà anche bella a vedersi, ma somiglia ad una megalopoli cinese costruita a tavolino nel giro di due giorni, dove i quartieri si somigliano l’un l’altro, dove non passa anima viva per i marciapiedi e dove il volume di traffico cittadino equivale a quello di un paesino di montagna, così come è oltremodo spiazzante assistere a cali di framerate nonostante gli unici elementi a schermo che vedrete muoversi saranno le auto in gara. Tutt’altro che mediocre è invece la qualità dei filmati di intermezzo così come il relativo doppiaggio in italiano, una sopresa più che gradita in un titolo innovativo e originale come lo sturalavandini per un idraulico.

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COMMENTO FINALE

Non possiamo esimerci dal complimentarci con Electronic Arts e con i ragazzi di EA Black Box per aver avuto il coraggio di gettare milioni di dollari nello sviluppo dell’ennesimo Need for Speed in un momento di riflessione sia economica che videoludica: perchè se non è certamente compito nostro analizzare gli andamenti altalenanti dell’economia occidentale, è altrettanto certo capire che il mondo videoludico sta attraversando, ormai da qualche anno, una sorta di riflessione su quanto può essere deleterio gettare alle ortiche anni di lavoro e ingenti capitali nel creare titoli in serie che non portano nulla di nuovo alla luce del sole.

Detto questo, non demonizziamo a tutti i costi ciò che è stato fatto: Need for Speed: Undercover è una freccia tremolante disegnata sul cemento che Electronic Arts ci mostra per farci capire quale strada prenderanno le auto dei prossimi NFS. Scegliendo di “emulare” Most Wanted si è voluto prendere le dovute distanze dagli ultimi due capitoli della serie, cercando così di dare tempo ai tanti appassionati per abituarli ad un cambiamento imminente che è divenuto d’obbligo visti i successi maturati sul campo dagli avversari, come l’agguerrito Midnight Club: Los Angeles uscito vincitore a mani basse da questa sfida a distanza. È per questo, oltre che per altri mille motivi di cui vi abbiamo reso partecipi con questa recensione, che consigliamo l’acquisto di Need for Speed: Undercover ai soli appassionati della serie: per questi ultimi, i difetti snocciolati fin’ora sono solo da contorno ad un titolo che, sostanzialmente, “diverte senza pretendere”.

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FONTE: gamesblog.it